Keith Jarrett trio, Firenze 13 Luglio 2009

Parto alle 17 e 40 da Roma e mi chiedo cosa mi spinga a vedere l’ennesimo concerto di Jarrett in Trio. L’ultima volta a Roma avevano fatto una prima parte “free” molto discutibile, e un secondo tempo spettacolare. Ma nella mia idea di Jarrett, il Trio risulta a volte meno intenso di un “jarrett in Solo”.

Arrivo al Teatro Comunale giusto in tempo per fare 4 chiacchere con un gruppo di esaltati (sono gli unici a capire la mia tensione) che glorificano Jarrett intorno al mondo. Loro sono stati in Giappone, negli Stati Uniti, Londra, e adesso sono qui. Altro che 12esimo concerto…come me. Loro lo seguono dall’80, hanno visto oltre 100 concerti, erano con me a piangere a Napoli.

Il concerto mi ha colpito molto perchè ha avuto un primo set di 4 pezzi, dei quali i primi 3 da brividi. Io dalla mia comoda poltrona in seconda fila, oltre ad ascoltare la musica, guardavo i gesti, l’intesa, la grandezza che si respirava a un metro dal mio naso.

Il secondo pezzo è stato un autentico capolavoro, con un Jarrett indemoniato che ha datto tanto, forse troppo per sperare che tutto il concerto si mantenesse su quei livelli. A un certo punto Jarrett si è avvicinato al microfono è ha detto:”this is the Art(hell) of Trio“.

Mai frase così banale poteva essere più calzante in quel momento.

Il secondo set è stato più accademico, ma con tre bis nel finale che hanno fatto comprendere di essere davanti a un evento più che unico.

Seguo Jarrett abbastanza ossessivamente negli ultimi anni. L’uno-due Napoli-Firenze per la mia vita musicale, per la mia vita in generale, rappresenta qualcosa di unico.

E’ come un sogno che si realizza: vedere un concerto che, per un insieme di motivi, risulta perfetto (suono, tecnica, pubblico, teatro, contesto musicale).

Dopo l’esibizione mi sono reso conto che su quel palco era passato, per un attimo, il jazz, quello leggendario, che non morirà mai.

Poi una pizza col manager e il tecnico del suono di Jarrett. Ho scherzato sul nome “Emma”, ho scherzato con loro chiedendo se volessero un biglietto per Berlino, e come i bambini impertinenti mi sono fatto fare un autografo.

Erano le 2….alle 5 la sveglia, treno alle 5 e 50. E ora a Roma.

E quelle note ossessive, di chi il jazz l’ha vissuto, l’ha capito, e lo sa interpretare come nessun altro.

Cosa non si fa per il jazz…

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0 pensieri riguardo “Keith Jarrett trio, Firenze 13 Luglio 2009

  1. Ciao, ero anche io a Firenze. Credo che KJ abbia detto "this is a hell of a trio" (questo è un trio grandioso).
    "The Art of the Trio" è il titolo di un disco di Meldhau, sicuramente ben noto a KJ, non penso che abbia voluto fare dell’ironia..
    Concordo sul secondo brano!
     

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  2. noi infatti dalla seconda fila abbiamo discusso sul significato di "Hell" o "Art". Ma ci piaceva l’idea che avesse marcato le distanze dal trio di Meldhau.
    Elucubrazione nostra probabilmente, anche perchè sul forum americano la frase riportata è quella che dici tu. 

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  3. Se volevi provocare ci sei riuscito, ma se è il tuo stile narrativo (impegnato in questo caso nell’illustrare una grande ed imponente figura del jazz) meglio che ti dedichi o continui con i giornaletti per teenager… E’ passabile l’uso di volgari espressioni (ma sicuramente non raffinato da decidere di condividere nella rete virtuale) quando si parla di artisti minori e sottolineo, ben lontani dalla musica di gusto, ma non è assolutamente piacevole trovare termini ripetuti e dispregiativi quando si parla di musica così profonda, che si aspettano di diritto un linguaggio molto meno informale!  Comunque sia,  anch’io ho avuto l’onore (assieme ad un amico e mio padre, assiduo ascoltatore di musica jazz già da molti anni) di essere presente alla grande esibizione del trio di  Jarrett.  Posti ad una quindicina di metri dal palco sul piano superiore, ci siamo successivamente spostati più avanti approfittando di alcuni posti liberi ai lati del piano. Non vedevamo più le spalle di Jarrett con il suo energico suonare, ma eravamo ora partecipi di osservare la padronanza tecnica e musicale dell’artista, l’incredibile sinergia del trio che legava l’improvvisazione in un melodico ed appassionante rilettura degli standards.
    Un concerto intenso, capace di risvegliare la parte più emotiva dell’ascoltatore, di coinvolgere totalmente chi si lascia sedurre dalla musica di un grande come Keith. Ho apprezzato molto il secondo brano, la rilettura di Round Midnight, Bouncing with Bud, Strollin e il bis finale che ci ha piacevolmente invitato ad un delicato saluto per questa memorabile notte.
    Un saluto a chi era presente lunedì al Teatro Comunale.

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  4. Grazie Sofia, e mi scuso per un linguaggio poco affine alla serata che hai vissuto. Ma ognuno porta con se i difetti che ha, e io in questo blog scrivoin maniera discutibilmente provocatoria e usando un gergo anche inappropiato.
    Sono contento che comunque tu abbia voluto condividere qui le tue opinioni sulla serata. In fondo Jarrett arriva a diverse tipologie di spettatori, anche a quelli meno eleganti (ma non per questo meno devoti al maestro del jazz) come me. 

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    …Francamente non si capisce cosa ci sia da “censurare”. Fatemi dire solo 3 cose:
    1)      Ero presente alla serata che a me, pressoché estraneo al jazz, ha procurato emozioni fortissime.
    2)      Trovo condivisibili le tue affermazioni per quello che riguarda l’andamento del concerto, in particolare sull’intensità del secondo brano suonato nel primo set .
    3)      Quanto all’uso del linguaggio, lascia che ti esprima la mia perplessità… Vedi: non c’entra tanto la purezza della lingua (nessuno, credo, potrebbe salire in cattedra come un membro dell’Accademia della Crusca) quanto, semmai, il fatto che quella parolina che hai usato non solo sia inappropriata al contesto, ma niente aggiunga –né in positivo né in negativo- a quelle che sono le tue considerazioni. Non mi dicono niente di chi sei… Nemmeno della tua (da tu stesso accennata) “ineleganza” (almeno che non ci tenga proprio ad apparire in un certo modo, e questo ti procuri piacere). Ma le parole servono forse ad “apparire”? O non invece a “significare”?…
    Filosofia? Astrattezza? Banalità?… Forse. Eppure il concerto di Jarrett al Comunale (e tu, seguendolo in ogni dove mi insegni) è stato qualcosa di più di una semplice “passeggiata sonora”… Eppure le emozioni che ne sono sortite non sono state solo una momentanea “goduria per l’orecchio”… Eppure c’era qualcosa di più… Quel tanto che basta, cioè, per fare tutti quanti tre passi indietro e accomodarsi tranquilli e silenti nella propria interiorità, dimenticando per un attimo ogni frenetica (ed estemporanea) affermazione, conservando nel ricordo quanto di “unico” e irripetibile ci è stato offerto lunedì scorso.

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  6. A me lo snobismo intellettuale di questi jarrettiani fa francamente rimpiangere i tempi pioneristici de ‘Il resto del calcetto’ (altro che "giornaletti per teenager"…). Ma chi non sa non può capire.
    Ad ogni modo trovo quantomeno rivedibile la prosa della sig.ra Rondelli: l’utilizzo della parola ‘posti’ con due significati differenti a due righe di distanza ha creato in me uno smarrimento pari a quello creato in lei dal linguaggio ‘informale’ del nostro Direttore
    bah !
     

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  7. Marco condivido tutto quello che dici, è che questo è, per lo più, un sito provocatorio, di cazzeggio, con linguaggio non curato, dove ci si prende in giro, dove ci si censura per gioco,etc.
    Quindi per unire "l’alto" e il "basso" spesso si usano linguaggi non proprio affini a certe serate jarrettiane.
    Come vedi basta una parola come "cazzo" per scatenare un dibattito sul linguaggio, sulla musica, su Jarrett, sul Blog, etc.
    Io a Firenze ho sognato, mi sono commosso, e lo so che la sindrome del "mito" all’esterno possa sembrare "snob".
    Ma "cazzo" (e qui ci sta tutto) è una sensazione unica assaporare una leggenda vivente, comprenderla e innamorarsene follemente.
    Perchè "tradizione musicale", rielaborazione, rigore e rispetto musicale, innovazione, sono parole facilmente opinabili da coloro che pensano soltanto che Jarrett sia uno che suona il pianoforte bene.
    Ritorno nella mia interiorità, ma sul blog non sono obbligato a darle un linguaggio adeguato.

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  8. La questione è :
     
    Quello che scrive BREISEN rispecchia lo stile dei suoi post e la poetica  di COSA  …
    esiste la possibilità di essere appassionati e rispettosi di qualcuno o qualCOSA senza per forza doversi prendere sempre e comunque sul serio.
     
    ( io la penso così )

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  9. Qualcuno conosce il titolo del secondo brano?
    PS
    A me sembra che breisen abbia colto la sostanza del concerto, Sofia (solo) la forma.
    Jarrett qualche tempo fa si rivolse al pubblico d’una città italiana apostrofando tutti con un molto inelegante "God damn city": "maledetta città".
    L’eleganza non è nel "come" (se non per gli animi superficiali) ma nel "cosa".
    Tu, Sofia, non sei elegante: scrivi pituttosto male: "eravamo ora partecipi di osservare" è un’offesa alla decenza linguistica.

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  10. > – "The Old Country" followed by a Coda

    dovrebbe essere questo, ma su cd è fatto in maniera diversa

    > – "I’Ve Got A Crush On You"
    > – "Tonight" (first encore)
    > – "Don’t Get Around Much Anymore" (second encore, played with great sense
    > of blues)
    > – "Once Upon A Time" (last encore, almost drove us to tears)

    Other tunes played were "I Hear A Rhapsody", "Round Midnight", "I Am Going  to Laugh You Out Of My Life"; One For Majid"

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