MALICK RISCHIA DI DIVENTARE L’ALBERONI DEI FESTIVAL…

 

 SI SPROFONDA NEL CINEMISMO DELLA NOIA COL NUOVO MALICK, "TO THE WONDER" – UNO SPOTTONE SULLA FEDE E L’AMORE CON L’ESTETICA DEGLI SPOT POMELLATO – MALICK RISCHIA DI DIVENTARE L’ALBERONI DEI FESTIVAL, MA ANCHE IL MOCCIA PERSONALE DI CURZIO MALTESE, CON TANTO DI LUCCHETTI SUI PONTI. MEGLIO LE CULONE DI ULRICH SEIDL CHE SOGNANO GLI AFRICANI PISELLUTI E LA FEDE CON IL CROCEFISSO NELLE MUTANDE…

"To The Wonder" di Terrence Malick. 
"Sprofondo" dice la bellissima Olga Kurylenko all’inizio del nuovo film di Terrence Malick, "To The Wonder", accolta con una valanga di fischi misti ad applausi alla fine della proiezione per la stampa. Perche’ anche noi sprofondiamo. Ma nella noia di questo spottone sulla fede e l’amore con l’estetica degli spot Pomellato. Meglio le culone di Ulrich Seidl che sognano l’amore a pagamento con gli africani piselluti e la fede con il crocefisso nelle mutande.
Malick rischia di diventare l’Alberoni dei festival, ma anche il Moccia personale di Curzio Maltese, con tanto di lucchetti sui ponti. Ah l’amore…
In quel di Parigi si incontrano e si innamorano Olga Kurylenko, separata con bimbetta antipatica e l’americano Ben Affleck, con una sola inutile espressione sul volto. Lui la porta in America, nel poco ridente paesino di Bartlesville, dove incontriamo un Javier Bardem prete ispanico sfigatissimo con ciavatta e calzino grigio a vista che nemmeno Tatti Sanguineti oserebbe portare e una Romina Mondello che si lancia in sottobattute alla Tonino Guerra nei film di Antonioni: "Sono l’esperimento di me stessa!" Che ci faccia li’ nessuno riesce a spiegarselo.
I due si amano, la bambina si rompe (te credo), e il visto e’ scaduto. Lei torna a Parigi e Ben si spupazza la biondina Rachel McAdams per poi lasciarla quando la fidanzata ritorna ("per te non sono stata nulla", dice lei). I due si sposano e l’amore sembra trionfare. Per svegliare il pubblico la Kurylenko dopo un’ora e dieci di immagini vellutate e di sole che tramonta, fa vedere due tette e mezza chiappa e ben due tatuaggi supercoatti.
Ma Bartleville e’ una citta’ di merda e la Kurylenko, che, viziatissima, non sopportava neanche Parigi, si annoia. Cosi’ si fa il primo tizio che passa. Disastro! In mezzo a un delirio di violini si arriva alla durata di 112 minuti e ci liberiamo di un film quasi insostenibile che sembra lo showreel di Olga Kurylenko, ripresa in tutti i modi, offrendo poco di Ben Affleck, a parte i tatuaggi coatti, e distruggendo con l’inquadratura sui calzini grigi e le ciavatte, il gran talento e il fisico di Javier Bardem.

 

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