ilNichilista

Quando la senatrice Paola Taverna scrive su Facebook che «sì, siamo il Movimento della Rete (…) ma in quella sala avevamo solo tre ore e le nostre coscienze, le nostre emozioni, le nostre lacrime, e la paura di dirvi ‘ok, ho fatto questa scelta, ma tu cosa avresti fatto?’» esemplifica tutta la distanza che c’è tra il burocratese da caserma gelido e intransigente di Grillo-Casaleggio e la realtà complessa – ma potenzialmente ben più nobile – della politica vera e propria. Così che il confronto tra la richiesta di epurazione di chi si è «sottratto all’obbligo» di «trasparenza» (si chiama fedeltà alla linea di partito, fuori dal gergo infuso di tecnoutopismo dell’ex comico) e l’umanissima debolezza di chi ha valutato secondo la propria coscienza, se davvero Grasso e Schifani pari sono oppure il calcolo costi-benefici per una volta costringesse a derogare ai principi primi (sono tutti uguali, e…

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