La grande bruttezza, Sorrentino delude me (parere del tutto personale).

Faccio una premessa: per me Sorrentino è il più grande regista Italiano. Questo film ne conferma le capacità e il talento di fare un “gran film” dal punto di vista “strutturale”. Quello che manca è la sostanza, quello che delude è una sceneggiatura che traballa.
Il film lo dividerei in 4/4, all’inizio affascina con una Roma decadente e imperiale, e con una ripresa dall’alto della “pacchianeria umana romana” a far da contrasto.
Nel secondo quarto il girovagare di servillo in una serie di incontri “umani e strazianti” desta curiosità. Servillo poi recita in modo incredibile, per me meriterebbe almeno il premio di  miglior attore a Cannes.
Nel 3/4, la sceneggiatura si va a far benedire nella fretta di risolvere tutte le storie in maniera parecchio scontata.
L’ultima parte del film (con l’arrivo della “Santa”) sembra posticcia, appiccicata alla fine perchè in fondo Roma è anche la Chiesa. Ma è proprio in quest’ultima parte che comprendi cosa non gira del film: a furia di moralizzare la pacchianeria, il film diventa pacchiano.
Mereghetti sul corriere suggerisce a Sorrentino di lasciar perdere la sceneggiatura. Io non mi permetterei mai di dare un consiglio al regista con il più grande talento “visivo” in Italia. Ma una cosa gliela voglio dire: “A Sorrentì, la tua Roma fa un “culo così” a quella di Allen, ma tieniti l'”altrove” e ridamme “il rigore”.
Con affetto,

Breisen

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