Lui si gira, la guarda e le grida in faccia: «Uh, ma che cessa!»

D I S . A M B . I G U A N D O

Ragazzo manga cattivo

Da mesi le chiacchiere mediatiche sul turpiloquio, l’aggressività verbale e il cosiddetto hate speech si sprecano. Di solito lo sciocchezzaio più frequentato addossa le colpe a Internet, al Web, a Facebook. Come se la rete favorisse il “linguaggio dell’odio”, lo rendesse più facile (perché l’aggressore si nasconde dietro l’anonimato) e lo rendesse più pesante (perché se non guardi in faccia la tua vittima, è più facile colpirla). Casca a fagiolo l’episodio che mi ha raccontato Lucia (nome inventato), 22 anni, terzo anno di Scienze della comunicazione.

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