“Lei”. Storia d’amore e di assenza

Roberto Cotroneo

Era difficile raccontare in un film l’assenza. Il cinema avvolge, mette assieme, include, rende visibile. Non è fatto di lettere scritte a mano, o di parole dette da persone che non puoi vedere. Il cinema è spettacolo, e lo spettacolo è là: bello, forte, che ti arriva addosso come un treno dallo schermo.

E invece Spike Jonze lo ha fatto, ha mostrato l’assenza. Molti anni dopo Essere John Malkovitch, ha provato a raccontare una serie di cose che nessuno è capace di spiegare, di mettere in un film, senza finire in un mare di luoghi comuni.

L’assenza, e non la solitudine. L’assenza non ti lascia solo. Non è qualcosa che manca, è qualcosa che non c’è. E Lei, questo è il titolo del suo film, non c’è, non esiste, ma tiene compagnia, meglio: riempie la giornata di Theodor come nessun altro umano sarebbe capace di fare. Perché Lei…

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