Download U2 gratis? No, grazie (bell’articolo)

scritto da Alberto
Download U2 Songs of Innocence? No grazie
Come molti di voi già sanno, questa settimana, in contemporanea con l’uscita di nuovi dispositivi Apple, iPhone 6 e e altro, gli U2 hanno consentito alla libera e gratuita distribuzione del proprio ultimo album Songs of Innocence su iTunes e su YouTube. Una mossa promozionale che richiama l’attenzione dei fans degli U2 e appassionati in generale di musica rock sui prodotti Apple, e allo stesso tempo una mossa promozionale degli U2 che, al prezzo di consentire per un mese il download gratuito dell’album, ottengono una visibilità mondiale superiore a quella di qualsiasi altra operazione promozionale fatta in precedenza.

Vorrei riflettere sulla operazione fatta dagli U2. E più in generale della scelta, senza precedenti nella storia del popo rock, di consentire la libera e gratuita distribuzione digitale di un album nuovo.

La mia opinione è che sia molto probabile che questa mossa danneggi complessivamente la qualità della musica pop rock che ascolteremo in futuro. E che sia stata una scelta sconsiderata, molto pericolosa per chi ama ascoltare e utilizzare musica di una certa qualità.

Fare musica è complicato. E altrettanto lo è distribuirla. Come dovrebbe vendere e distribuire oggi la propria musica una band appena nata?
I due estremi A e B entro cui trovare una soluzione sono A. modello tutto gratis: distribuire tutta la propria musica gratis in formati replicabili (mp3) e suonare dal vivo gratuitamente, e B. modello tutto pay: distribuire la propria musica solo su supporti fisici come il CD o il vinile perseguendo chi fa copie digitali non autorizzate, e far pagare salatamente il biglietto ai propri concerti.

Tra A e B ci sono infinte soluzioni di compromesso entro cui muoversi. Per esempio distribuire gratuitamente o quasi in MP3 gli album, ma far pagare i concerti. O viceversa. Oppure consentire l’ascolto in digitale gratuito ma solo in streaming, senza scaricare e duplicare, e chiedere modesti biglietti di entrata ai propri concerti.

Trovare la giusta soluzione tra A. e B. è un mix molto varibile a seconda di infiniti parametri da considerare: popolarità della band, qualità delle canzoni, storia e passato della band, età della band, lingua, etc.

Creare musica e produrla agli standard attuali costa parecchio. Costa in tempo, in musicisti, in attrezzature, in persone esperte di quelle specifiche attività necessarie per la buona qualità del prodotto finale.

Ciò che sta accadendo da tempo è una progressiva delegittimazione del valore commerciale della musica. Chi ascolta (e prima ancora chi la distribuisce) non è incline a comprendere che fare musica costa, e quindi va pagata da chi la ascolta. Le conseguenze di questo malinteso sono che la musica che richiede più attività, tempo, e qualità di produzione (presumibilmente la migliore e quella più interessante) non trova spazi, mentre si afferma sempre più facilmente facilmente il non-sound digitale di brani identici o privi di creatività generati digitalmente e moltiplicati in inutili, noiose e assurde composizioni di riff ripetitivi fino alla paranoia, prodotti in pochi minuti e già pronti in massima qualità digitale, destinati a riempire solo poche settimane o addirittura pochi giorni di programmazione su qualche radio con l’unico scopo di lanciare la prossima pubblicità di una nuova tariffa telefonica.

Ecco, in questo contesto distribuire gratis il proprio nuovo album da parte degli U2 mi sembra un’operazione che vada a squalificare o comunque a delegittimare il lavoro fatto per la creazione e produzione della propria musica.

Penso per esempio a come venne promosso Animals dei Pink Floyd, (facendo volare enormi maiali gonfiabili sopra Londra) sottolineando e facendo capire primariamente a tutti quale fosse il concept dell’album, e chiarendo così la portata dell’operazione culturale; penso a Led Zeppelin III , presentato come il frutto di una affascinante e irresistibile esperienza collettiva del gruppo, maturata in un ritiro volontario della band in una villa rurale del Galles, senza acqua ne’ elettricità, che ha portato a immensi capolavori folk blues rock acustici e non.

Ricordo perfettamente quanto fui colpito dalla promozione di Animals e che dovetti risparmiare la mancia di due settimane per accumulare 7.500 lire per acquistare il vinile dei Pink Floyd. Rimanendone profondamente colpito.
Ecco, non so quanti, oggi, possano avere la medesima impressione vedendosi scaricare sul proprio iPod o iPhone gratis un album non richiesto. Mentre scrivo leggo appunto di diverse proteste di utenti Apple che hanno inteso l’operazione di scarico gratuito come una prevaricazione delle proprie scelte e del proprio spazio cloud digitale.

Insomma, come utente digitale, mi sento del tutto indifferente. Anzi, un po’ diffidente.
Come vecchio fan degli U2, mi trovo confuso dall’operazione e anche un po’ deluso dall’album, che non è granchè.
Come musicista e autore musicale, mi sento ferito e squalificato. Perchè il mio primo album necessita almeno di 10.000 euro per essere prodotto, e forse non nascerà mai. Tantomeno se dovrò distribuirlo gratis.

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