Finalmente la Ristampa de “La moda del Lento” dei Baustelle

Il 3 dicembre 2013 torna finalmente disponibile il secondo album dei Baustelle LA MODA DEL LENTO, in versione CD in digital download e in edizione limitata in vinile.

Il CD è già pre-ordinabile dal Baustelle Shop
(spedizione dal 4 dicembre)

Suede : animal nitrate 2013

Sabato sono a Madrid a vedere il concerto che avrei dovuto vedere nel 1993. Allora vidi un servizio di Mollica al Tg1 nel quale annunciava un ritorno alla musica anni ’70, in chiave moderna. Si accennava a un termine nuovo “brit-pop”. Cantavano “So young”, e io rimasi folgorato.
20 anni dopo voglio ancora urlare a squarciagola “so young”. Con qualche capello bianco in più.

Giusti, Gitai e il cicorione (Venezia 2013)

Il film di Amos Gitai sulla convivenza di ebrei e palestinesi ha ottime intenzioni pacifiste, ottimo lavoro tecnico, set strepitoso, bonissima protagonista – Ma dopo un’ora di piano sequenza, quando lei si mette a raccogliere il cicorione come in un film di Alberto Sordi, la fuga dei critici è stata massiccia…

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/la-venezia-dei-giusti-ana-arabia-capolavoro-o-palla-micidiale-nonostante-lattrice-sexy-la-62064.htm

Gravity, il film con Clooney e Bullock applaudito a Venezia

 

http://www.blogo.it/entertainment/cinema/redazione/44013/gravity-il-film-con-clooney-e-bullock-applaudito-a-venezia-la-recensione/

Era da tempo che Venezia non indovinava un film d’apertura e proprio nell’anno in cui il direttore Alberto Barbera viene accusato di un festival sottotono per quanto riguarda divi e grandi film – non per i grandi registi, ce ne saranno parecchi – si prende la soddisfazione di portare a casa gli applausi della Sala Darsena, piena di giornalisti, per Gravity di Alfonso Cuaròn.
Film di fantascienza che ha le sue radici nel passato del genere, tanto che è colpa dei russi se le cose cominciano ad andare male, e che trova nel cineasta messicano, uno dei migliori autori contemporanei, un narratore straordinario.
Sarà che George Clooney porta fortuna: si era goduto anche con Le idi di marzo due anni fa.

Gravity, che in Italia arriverà in sala il 3 ottobre per la Warner Bros, si inserisce nella branca della sci-fi modello Apollo 13, quella più avventurosa, dedicata ai fallimenti di successo.

Una donna fragile e provata dalla vita, uno sbruffone talentuoso, la spalla di entrambi destinata a fare una brutta fine.
Cast ridotto all’osso, del terzo non vedremo neanche mai tutta la faccia. Una pioggia cosmica di detriti, la lotta contro l’infinito, la sopravvivenza come unico premio in palio.

A guardarlo bene questo film ha dentro stereotipi e cliché già percorsi: Sandra Bullock è una Sigourney Weaver del nuovo millennio, in Clooney ci sono tanti personaggi, dall’Hanks di Howard al Willis di Armageddon, la musica aggressiva ed epica di Steven Price, le scene prese in prestito dal melodramma (il sogno, le lacrime, persino la rana: capirete quando vedrete) in mano ad altri sarebbero sembrate kitsch e poco credibili.

Ma Alfonso Cuarón sa prendersi tutti i rischi del caso e trasforma questi ingredienti in fantascienza di alto livello, con una regia che si permette un piano sequenza iniziale da togliere il fiato (in tutti i sensi), con una gestione del ritmo eccellente, aiutato inevitabilmente dal fatto che curi il montaggio in prima persona, insieme a Mark Sanger.
Vengono fuori così novantadue minuti in cui tutti, sia il critico che lo spettatore, perdono il distacco dai personaggi, nonostante gli spazi infiniti alternati ad altri ristrettissimi.
Si trovano coinvolti, anche fisicamente, da un 3D che a volte fa perdere il senso della gravità anche a chi guarda e di sicuro ti toglie la lucidità, proprio come accade a quegli astronauti.

Come già ne I figli degli uomini il maschio è un mezzo e la donna è il fine, l’eroe lo è quasi per caso e l’eroina è una predestinata. Cuaròn ha la leggerezza e la sfrontatezza di chi non ha paura delle soluzioni di sceneggiatura semplici e di quelle più ardite visivamente, ha il coraggio e l’ambizione dei grandi cineasti di un tempo e non l’autorialismo autoreferenziale di molti cinematografari moderni.
E soprattutto ha saputo imparare da Scott come da Kubrick, da Howard come da Jones. Da Moon ad Armageddon, sfiora le varie tappe della fantascienza moderna declinandole secondo la sua sensibilità e un gusto quasi infantile ma molto rigoroso nell’usare il mezzo cinema per divertire, intrattenere, travolgere e coinvolgere.

Inizia molto bene Venezia, perché chi l’ha aperta – e questo vale anche per Paolo Zucca con L’arbitro, che nella preapertura di ieri ha inaugurato le Giornate degli Autori -, si gode la Settima Arte come pozzo dei desideri e macchina dei sogni, la sfrutta per giocare e stupire. Zucca lo fa con un film più povero e un lavoro corale, da squadra di calcio (da un Accorsi mai così bravo a un Di Clemente sempre troppo sottovalutato), Cuaròn con assoli e un progetto “spaziale”.

P.S.: curiosità. George Clooney ha comprato un satellite. Davvero. Ma non per prepararsi al film. Lo usa per monitorare il Sudan, terra a cui è legato e che cerca di aiutare e difendere in ogni modo. Rimane comunque grottesco che qualcuno, in conferenza stampa, abbia avuto il coraggio di chiedergli della Siria. Lui, con classe ha risposto “e non mi chiedete di Affleck che farà Batman?”.

Trailer del film “Gravity”

Sanremo 2013: pro, contro, boh

In sintesi:

Max Gazzè canta il  battisti panelliano e poi una canzonaccia brutta brutta.
Annalisa vince. Tra i primi tre anche Mengoni.
Elio risulta strepitoso, ma è troppo bravo per Sanremo.
Gualazzi diverte, i marta sui tubi sono troppo indie e non si capisce cosa cantino.
Crozza scontato e noiosissimo. Bar Rafaeli verrà strapazzata da Bianca Balti (sulla fiducia).
Carla Bruni si è imbruttita, o forse la canzone e il vestito erano ancora più brutti.
Io ho visto Real-Manchester, un vangelo del calcio.