La pelle che abito (voto 10)

 

L’ultimo film di Almodovar è un capolavoro assoluto. Con l’incedere di un noir e tutti i suoi stereotipi, Almodovar stravolge tutti i luoghi comuni indugiando nella storia di un chirurgo plastico sadico e indifferente.
Il più bel film del 2012 per me. Elena Anaya è di una bellezza disarmante, ma è da anni che mantiene intatto tutto il suo fascino.
Al cinema la gente, a fine proiezione, è rimasta impietrita, al di là delle provocazioni surreali del grande regista spagnolo.
 

 

La spina del diavolo (prodotto da Almodovar e diretto da Del Toro) Voto 9

La frase: “Che cos’è un fantasma? Un evento tragico condannato a ripetersi ancora e ancora”.

Spagna 1939: la Seconda Guerra Mondiale scuote l’Europa ma nel paese c’è ancora la guerra civile. Carlos, giovane orfano, entra in un riformatorio sinistro e atipico, diretto dalla dolce Carmen, dal dottor Casares (di lei segretamente innamorato) e da Jacinto, enigmatico e aitante custode. Carlos entra subito nel mirino di Jaime, compagno violento e cattivo, che non perde occasione per rendergli la vita un inferno. A complicare ulteriormente le cose arrivano le apparizioni di Santi, alunno scomparso misteriosamente anni prima.

Il film, del 2001 e ripescato solo oggi, è l’ultimo girato dal regista prima della naturale cooptazione hollywoodiana che ha comunque permesso a Guillermo del Toro di regalare agli appassionati due pellicole di ottima fattura come Blade IIHellboy. L’atipico scenario che fa da sfondo al film, permette allo stesso di non spendersi come mera ghost – story ma di elevarsi una spanna sopra i potenziali concorrenti, avvicinandosi più alla forma di un tetro romanzo di formazione. 

Gli abbracci spezzati (voto 5)

Una storia banale e prevedibile per un film insopportabilmente lento e prolisso, del tutto privo dell’ironia e della poesia a cui Almodovar ci aveva abituati. La cosa più curiosa è che il film meno “almodovariano” dell’intera carriera del regista spagnolo risulti anche il più autocelebrativo. L’onesta (e nulla più) interpretazione della Cruz è tra le poche cose da salvare. Film sconsigliabile soprattutto agli estimatori del buon Pedro.

Los abrazos rotos (Almodovar) a Cannes

Matteo, Lena, Judit e Ernesto Martel protagonista di una storia di "amour fou" dominata dalla fatalità, dalla gelosia, dall’abuso di potere, dal tradimento, dal complesso di colpa. http://trovacinema.repubblica.it/film/Los-abrazos-rotos/369803

Los abrazos rotos foto 17