Tappa di chiusura del Fantasma Tour. I Baustelle nella loro Montepulciano chiudono con un live trionfale l’ultima data del loro disco di maggior successo “Fantasma”. Non starò qui a elencare la bravura di questo gruppo, ma un dettaglio si: il concerto si è chiuso con Bianconi che cantava “corvo joe” sotto la pioggia. Poi il concerto si è dovuto interrompere. Beh vedere Bianconi che incurante della fitta pioggia porta a termine la canzone, valeva tutto il concerto, anche quello che non è stato completato.
 

Annunci

Baustelle Live Montepulciano (12/7/2014) sotto la pioggia

Finalmente la Ristampa de “La moda del Lento” dei Baustelle

Il 3 dicembre 2013 torna finalmente disponibile il secondo album dei Baustelle LA MODA DEL LENTO, in versione CD in digital download e in edizione limitata in vinile.

Il CD è già pre-ordinabile dal Baustelle Shop
(spedizione dal 4 dicembre)

I Baustelle e il tetrò. Perché quella canzone è un capolavoro

premessa personale: a me il pezzo non piace troppo. Si l’attacco è magnifico, ma il ritornello è troppo Battiato oriented.
e cmq ripeto, i Baustelle osano l’inosabile e questo rende Fantasma un disco veramente convincente.

 

Articolo tratto da ivan carrozzi

L’impianto stereo è rotto. Avrei dovuto inscatolarlo e portarlo da un tecnico, ma non l’ho fatto. Così da molto tempo è rotto e da altrettanto tempo non compro un disco. Alla pigrizia si è sommato il disappunto, come dice Anna Oxa, per quanto accaduto in questi ultimi anni dentro e intorno alla musica pop. Disappunto per il citazionismo, i revival, i tic nostalgici e retrò. Avevo la sensazione che, come scrive Simon Reynolds in Retromania, il pop fosse ad un passo dall’esaurimento (ecologico) delle risorse. Che la maggior parte della musica confezionata nella nostra epoca si esaurisse nel prelievo e nel mix di campioni e tasselli del passato.

Di conseguenza ho cominciato a seguire le novità con uno scetticismo sempre più snob. Alle copie di oggi, trasformandomi in vero nostalgico, ho preferito gli originali degli anni ’60, ’70 e ’80. Dopo un po’ di tempo, invece, ho cominciato a cambiare atteggiamento. Ho cominciato a fare autocritica, a diventare sospettoso con me stesso e verso le mie chiusure, fino a quando, qualche giorno fa, ho ascoltato su YouTube l’undicesima traccia di Fantasma, l’ultimo album dei Baustelle. S’intitola Il futuro e resta, per quanto mi riguarda e per il momento, l’unico pezzo ascoltato del disco. Perché questa canzone mi è sembrata, ascolto dopo ascolto, un capolavoro capace di tormentarti per giorni, mentre guardi un film al cinema, mentre parla un collega, mentre fai colazione in un bar o cammini lungo il vagone di un treno per Firenze? In questo pezzo i Baustelle hanno il coraggio di sprofondare al nucleo, d’infoibarsi completamente nella nostalgia, senza freni inibitori, e in quella ossessione per il passato dalla quale, come ascoltatore, stavo cercando di divorziare. Il prisma di luce del tempo passato riesce a infiltrarsi dentro quasi ogni verso: «Perché tutto quel che hai prima\o poi lo perderai»; «il passato adesso è piccolo, ma so\ricordarmelo». La nozione di nostalgia viene traguardata e amplificata nelle orchestrazioni. Si muta in übernostalgia, cioè un sentimento sovraccarico, potente e cimiteriale. Qualcosa al tempo stesso di tetro e retrò, che potremmo chiamare, con un gioco di parole: tetrò.

Non ho idea di quanto possa emozionare il tetrò, mi ha detto un’amica, «se lo ascolti al nono piano della Warner Music, guardando la foschia di Milano diventare sempre più nera». La nostalgia, da tratto innocuo e comune della cultura contemporanea, che attraversa indistintamente il cinema di Wes Anderson, le collezioni H&M e I migliori anni di Carlo Conti, diventa qui nobiltà d’animo, chiodo fisso, sentimento oceanico. Anche per questo quella canzone è un’opera d’arte: per aver restituito circonferenza e romanticismo a un sentimento banalizzato e afflosciato nelle categorie del vintage, del retrò, del “come-si-stava-meglio”.

Tra i commenti al video, su YouTube, viene rinfacciato al cantante, Francesco Bianconi, il paragone col mostro sacro Fabrizio De Andrè. È per via del timbro di voce sempre più simile e di quel modo solenne di lasciare aria e spazio tra le sillabe. Ma è un giudizio miope e ingeneroso. Bianconi in realtà, almeno in questo pezzo, mette in atto, posseduto dalla übernostalgia, un esorcismo e, letteralmente, riesuma il corpo e la voce di De Andrè. Sembra indossare la sua giacca, le sue scarpe, tirare dalla stessa sigaretta, come Anthony Perkins in Psycho con la gonna della madre morta. Francesco De Andrè e Fabrizio Bianconi. Allo stesso modo, da un passato remoto si rianimano l’armonicista, il naccherista e l’orchestra di Ennio Morricone. Alzati e cammina. È una canzone su cui si potrebbe divagare all’infinito, così bella,tetrò e abissale da dare la nausea e che, magicamente, s’intitola Il futuro.

Baustelle, fantasma recensione

 

Bellissima rensione da sentireascoltare

….Siamo di fronte a un disco dalle radici infinite e dalle altrettanto infinite prospettive: emerge sin dai titoli di testa unMorricone più che mai oscuro, quello di L’uccello dalle piume di cristallo; si apre in un solo pezzo, Cristina, alloScott Walker delle cavalcate e insieme all’Endrigo di Back home someday o – e questo persino nel modo inconsueto di capovolgere l’ordine dei versi e del discorso – al Celentano di Storia d’amore (“amici dal fottuto giorno in cui praticò l’amore/ la tua amica, la migliore. e lo praticò con me”). Più di ogni altri, però, il fantasma che appare è quello di Fabrizio De André, di un De André preciso, forse il più difficile, il più letterario e quello, non a caso, dei concept album: Storia di un impiegato e Tutti morimmo a stento. È da lì che viene il cantato solcante di Bianconi, quella vocalità che taglia la tela del silenzio e insieme del suono sinfonico, quel recitato travestito da cantato che, come quello di quegli album, ci offre una visione precisa dello stato attuale del tempo e insieme alcune possibilità di stravolgimento totale, destrutturazione visionaria dello schema sociale e politico e delle tensioni quotidiane dell’intimo umano.

….Fantasma è un libro orchestrato e come tale va affrontato, ricordando comunque che De André resta un riferimento, un’aspirazione, e che non mancano alcune cadute post-adolescenziali tipiche dell’immaginario baustelliano (Monumentale, in parte, e Contà l’inverni, in toto). L’imponenza di questo disco è, tuttavia, totale, monumentale, vecchio palazzo sovietico nel centro di Mosca o grattacielo sventrato che fa girare la testa. La sfida è immensa per un medio ascoltatore di pop italiano perché siamo di fronte a qualcosa di essenzialmente colto e lontanissimo dagli approcci del nostro tempo. I Baustelle questa sfida l’hanno vinta.

Sanremo le 28 canzoni ascoltate (e votate) per voi

da http://www.corriere.it

I CANTAUTORI DELLA GENERAZIONE 35-45 – Silvestri gioca su un doppio binario. L’impegno politico del racconto di una giornata di protesta in piazza caratterizza la degregoriana «A bocca chiusa» (voto 8 e mezzo). Se passa lo scoglio dell’esclusione «contro» la paracula «Il bisogno di te» (fra «Salirò» e i Fine Young Cannibals, 6 e mezzo) potrebbe prendere il volo.

Cristicchi punta sulla malinconia latina («Mi manchi», voto 6) e sulla surreale «La prima volto che sono morto» (voto 7 e mezzo) in cui un cadavere fresco fresco racconta un aldilà dove non ci sono paradiso, purgatorio e inferno, dove si gioca a briscola con Pertini e si vede l’ultimo film di Pasolini.

All’ironia fa da contrappunto l’amarezza di chi sente che la sua generazione non è riuscita a cambiare il mondo. Gazzè è il più coraggioso negli arrangiamenti dove il rock si concede all’elettronica: «Sotto casa» (7 e mezzo) è un invito ad aprirsi al diverso, all’altro, rappresentato da un Testimone di Geova che bussa alla porta; «I tuoi maledettissimi impegni» (6 e mezzo) più tradizionale con un coro alla Battiato.

Almanegretta (Ansa)
I GRUPPI (PARTITI DALL’UNDERGROUND) – «La canzone mononota» (voto 9!) è veramente così. Elio canta soltanto una nota, fra accelerazioni, cambi di ritmo, arrangiamento e atmosfera, ma è tutt’altro che noia: sotto è un fiorire di suoni sorprendente. In «Dannati forever» (7) onanisti, comunisti, sodomiti, moderati, giornalisti ed esodati finiscono all’inferno.

Gli Almamegretta, con il ritorno di Raiz, portano il dub in riviera e con «Mamma non lo sa» (7, l’altro brano è «Onda che vai», voto 5) toccano il tema dei migranti.

I Marta sui Tubi hanno atteggiamento rock e strumenti acustici per una storia di vita ai tempi delle relazioni digitali in «Dispari» (voto 7) e mostrano un lato apparentemente più dolce in «Vorrei» (6 e mezzo).

Simona Molinari con Peter Cincotti (Ansa)
VOCI FEMMINILI – Chic ed eleganti Malika ha due brani («E se poi», voto 6, e «Niente», voto 7) dove si sente la firma di Giuliano Sangiorgi. Melodie di qualità, ma brani più classici e prudenti di quanto ci si possa aspettare da una coppia così.

Annalisa ha una ballad con qualche sferzata rock («Non so ballare», 6 e mezzo) e un brano dal gusto retro («Scintille», 5 e mezzo) per mostrare la sua voce cristallina.

Atmosfere in bianco e nero anche per Simona Molinari, con il pianista newyorchese Peter Cincotti: il versante ironico degli anni 40-50 viene fornito da un inedito di Lelio Luttazzi («Dr Jekyll Mr. Hyde», voto 6) mentre «La felicità» (6) aggiorna ad oggi la passione latineggiante di quell’epoca.

Chiara, la vincitrice di «X Factor», si fa accompagnare da firme celebri, ma resta nella tradizione: Zampaglione le regala una ballad per «L’esperienza dell’amore» (7) e Francesco Bianconi (Baustelle) il testo del tango «Il futuro che sarà» (6).

Marco Mengoni (Ansa)
CHI UNA CATEGORIA NON CE L’HA – Raphael Gualazzi ha due assi nella manica: «Sai (ci basta un sogno)» (voto 8) è una ballad melodica voce, piano e orchestra in cui si spia un pittore che ritrae una modella; «Senza ritegno» (7 e mezzo) è un gioiellino con sfumature anni Settanta.

I Modà puntano ai sentimenti, e la melodia prevale sulla spinta rock: la paternità di Checco Silvestre è protagonista di «Come l’acqua dentro il mare» (voto 6 e mezzo) e di amore si parla in «Se si potesse non morire» (6).

Marco Mengoni mostra un lato più maturo e svirgola meno con la voce: «Bellissimo» (6 e mezzo), scritta da Gianna Nannini, gli dà più peso, più trasparente invece «L’essenziale» (5 e mezzo).

Non c’è Sanremo senza musica napoletana: ed ecco Maria Nazionale con «Quando non parlo» (voto 6) e «È colpa mia» (5), tradizione ed echi mediterranei.
di Andrea Laffranchi

Baustelle nuovo brano da Fantasma

 

 

per ascoltarlo clicca qui

"Tu sei lontana, non mi senti, ti ho cercata dappertutto

ed ho trovato solo gente, solo ghiaccio 

qualche briciola di pane per i merli

che son come perle nere nella neve maledetta

Tu non temere, sei a casa

Noi fra poco cominciamo, siamo pronti sul piazzale
l’ufficiale ci ha fornito gli strumenti
un clarinetto, un modesto pianoforte, un violino con tre corde
Noi non ci lasceremo mai
e anche se fosse sarà il tempo non sarà l’eternità
Ed abbi cura un po’ di te e trova un uomo onesto
che ti voglia bene e scusa sto per attaccare adesso
Sì, e la musica che ho scritto eccola qua
modellata su di te, sulle tue complessità
E’ per il finale della temporalità

 

 

Baustelle: “Bianconi era stonatissimo, anche Rachele”

 Se i Baustelle non avessero incontrato Carlo  Rossi non sarebbero dove sono adesso?

No, sarebbero dove sono adesso. Io ai Baustelle ho solo dato le orchestre, gli ho fatto capire che dovevano spostarsi un po’ dal rock e avvicinarsi al mondo dell’orchestrazione.



Bianconi è stonato. 

Si, Bianconi era stonatissimo, anche Rachele, stonatiella, diciamo. Bianconi si è fatto un gran culo, da “La Malavita” in poi ha capito che ce l’avrebbe potuta fare, ha capito di essere un autore, e che valeva la pena farsi il culo e cambiare. Ha imparato a scrivere per altri, è andato a lezione di canto, aveva problemi di respirazione pazzeschi ed è andato a lezione anche per quello.



Quando uscì “Charlie Fa Surf” molti talebani storsero il naso tacciandolo come super paraculo. Chi c’è dietro quel pezzo? 

Credo che si sappia, Il nucleo musicale è di Claudio, il chitarrista, l’idea che sta alla base della canzone è di Cattelan. Ma il motivo per cui “Charlie fa surf” ha funzionato non è nel riff paraculo o in una struttura più smaccatamente pop, è il testo ad essere paraculo. Ed è di un paraculo che non te ne accorgi, perchè Bianconi non l’ha scritto apposta, ma ha preso delle parole che funzionavano in quel momento. Mdma era una parola che funzionava, avrebbe funzionato anche in un’altra canzone.

http://www.rockit.it/articolo/19189/intervista-a-carlo-u-rossi