Paolo Benvegnù torna con Earth Hotel

da storiadellamusica


 

Torna Paolo Benvegnù con un nuovo capitolo della sua ricerca. A dieci anni dall’esordio solista e a tre anni dal precedente lavoro, l’autore produce un concept album che non manca di tracciare la continuità tra la trilogia del rosso (“Piccoli Fragilissimi Film“, “Le Labbra” e “500“) e il discorso iniziato con “HermannLasciate definitivamente le incursioni in territori di sperimentazioni care agli Scisma (di cui era cantante, chitarrista e autore)il nostro e i suoi compagni di viaggio possono essere ormai annoverati nel patrimonio storico della canzone d’autore italiana, presentando album dopo album, canzone dopo canzone, un’evoluzione artistica, concettuale e umana propria solo dei grandi della musica. Riuscendo così a mutare e, insieme, mantenere una coerenza interna di quel riuscito connubio tra cantautorato e assetto rock.

Il confronto tematico con i lavori precedenti è inevitabile: infatti, se con Le Labbra” era stato affrontato il tema dell’amore nella sua declinazione più poetica e idealizzata ed “Hermann” rappresentava la colonna sonora di un film mai girato (l’evoluzione-involuzione dell’uomo), in “Earth Hotel viene messo di nuovo al centro l’amore. Il noi nell’amore.

 La stanza dell’EP “14-19“, ideale luogo carnale e affettivo di coppia, lascia spazio alle stanze quali luoghi di passaggio, spazi della solitudine in cui fermarsi e riflettere. Su di un’ascensore immaginario, ci si sposta verticali dal primo all’ultimo piano di questo suo hotel, perdendosi nello spazio e nel tempo dei versi e dei suoni.

In “Una nuova innocenza”, singolo che anticipa l’album, tra chitarre riverberate ed echi di batterie new-wave trova spazio il tema dell’amore paterno – quasi una poetica della ricerca del tempo perduto, della ricostruzione dei rapporti quale avviamento alla vita.

I ritmi incalzano, e dentro “Nuovosonettomaoista” le parole diventano mantra di liberazione dalla finta libertà e dalla chiusura emotiva che il mondo post-moderno ha istituito come nuovi valori.

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Ex-Otago, il nuovo album “In capo al mondo” esce l’11 marzo

Sono uno dei gruppi preferiti da “amolanoia”. Sono ancora Indie, fanno grande musica, e non sono ancora famosi come gli U2. Il sottoscritto Breisen li ha pure finanziati.
Insomma …per chi ama la musica vera, qui siamo dalle parti della perfezione…in capo al mondo però.

[ANTEPRIMA ROCKIT]

«Un viaggio lungo, costellato di visioni e di paesaggi, un continuo contrasto tra la vita metropolitana ed agreste, un dialogo tra dimensioni grazie a cui trovare equilibrio, da cui riemergere necessariamente diversi, più ricchi, più vivi»

È con queste parole che gli Ex-Otago raccontano il loro nuovo album “In capo al mondo”, in uscita l’11 marzo per Officine Ex-Otago/Audioglobe.

L’album conterrà dodici tracce ed è il primo della band a essere registrato senza Pernazza, che nei lavori precedenti curava le parti rap dei pezzi. Insieme all’album verrà venduto anche il libro “Burrasca”, dedicato al mondo Ex-Otago nei tre anni trascorsi dall’uscita dell’ultimo album (“Mezze stagioni”, 2011).

In attesa del primo singolo vero e proprio, l’album è anticipato dal brano “L’età della spesa”. Dopo il video trovi tracklist dell’album e le prime date del tour.

Ascolta “L’età della spesa” degli Ex-Otago:

Ex-Otago
IN CAPO AL MONDO, in uscita l’11 marzo
1. Amico bianco
2. L’appuntamento
3. L’eta’ della spesa
4. Nuovo mondo
5. Foglie al vento
6. Chi la dura l’avventura
7. La ballata di mentino
8. Giovane estate
9. Gian antonio
10. Il ballo di nicola
11. La tramontana
12. Le cose da fare

Le prime date del tour degli Ex-Otago:
21 marzo: Bologna @ Covo
27 marzo: Milano @ Ohibò
28 marzo: Treviso @ Home
29 marzo: Padova @ Studio 2
05 aprile: Saluzzo (CN) @ Ratatoj
11 aprile: Torino @ Officine Corsare
12 aprile: Modena @ Vibra/Off
18 aprile: Trani @ Officine San Domenico
26 aprile: Roma @ Asaparty – Circolo degli Artisti

Baustelle, fantasma recensione

 

Bellissima rensione da sentireascoltare

….Siamo di fronte a un disco dalle radici infinite e dalle altrettanto infinite prospettive: emerge sin dai titoli di testa unMorricone più che mai oscuro, quello di L’uccello dalle piume di cristallo; si apre in un solo pezzo, Cristina, alloScott Walker delle cavalcate e insieme all’Endrigo di Back home someday o – e questo persino nel modo inconsueto di capovolgere l’ordine dei versi e del discorso – al Celentano di Storia d’amore (“amici dal fottuto giorno in cui praticò l’amore/ la tua amica, la migliore. e lo praticò con me”). Più di ogni altri, però, il fantasma che appare è quello di Fabrizio De André, di un De André preciso, forse il più difficile, il più letterario e quello, non a caso, dei concept album: Storia di un impiegato e Tutti morimmo a stento. È da lì che viene il cantato solcante di Bianconi, quella vocalità che taglia la tela del silenzio e insieme del suono sinfonico, quel recitato travestito da cantato che, come quello di quegli album, ci offre una visione precisa dello stato attuale del tempo e insieme alcune possibilità di stravolgimento totale, destrutturazione visionaria dello schema sociale e politico e delle tensioni quotidiane dell’intimo umano.

….Fantasma è un libro orchestrato e come tale va affrontato, ricordando comunque che De André resta un riferimento, un’aspirazione, e che non mancano alcune cadute post-adolescenziali tipiche dell’immaginario baustelliano (Monumentale, in parte, e Contà l’inverni, in toto). L’imponenza di questo disco è, tuttavia, totale, monumentale, vecchio palazzo sovietico nel centro di Mosca o grattacielo sventrato che fa girare la testa. La sfida è immensa per un medio ascoltatore di pop italiano perché siamo di fronte a qualcosa di essenzialmente colto e lontanissimo dagli approcci del nostro tempo. I Baustelle questa sfida l’hanno vinta.