“Hegel”, l’addio di Lucio Battisti (grande articolo per chi ricorda questo capolavoro)

“Hegel”, l’addio di Lucio Battisti

Il 29 settembre del 1994 usciva l’ultimo album del grande compositore

“Io ho del talento, lo dico senza mezze parole 

perché non sono un ipocrita. Mi sarei imposto comunque, 

quindi non devo niente a nessuno”

(Lucio Battisti)

Una separazione misteriosa

“Il nostro è il rapporto di due persone di questo tempo che dopo tanti anni di lavoro assieme improvvisamente, per divergenze di interessi, si sono messi ognuno su una sua rotaia, su una sua strada, per cui adesso da quattro o cinque anni a questa parte ci vediamo al massimo un mese all’anno. È l’esperienza di due persone che stanno diventando completamente diverse”

(Lucio Battisti, 1979)

Dopo aver pubblicato 14 album dal 1969 al 1980, 21 singoli dal 1966 al 1980, avviene una delle più celebri e misteriose separazioni artistiche della musica italiana: Lucio Battisti annuncia la fine della straordinaria collaborazione con il paroliere Mogol. Per gli sterminati fan del cantante è uno vero e proprio shock. Non è esagerato affermare che il sodalizio artistico tra Lucio Battisti e Giulio Rapetti, in arte Mogol sia stato simile come importanza a quello tra Paul McCartney e John Lennon. Il modo di comporre di Lucio Battisti e lo stile narrativo di Mogol hanno rivoluzionato profondamente la canzone d’autore italiana, portandola a livelli artistici mai raggiunti prima. I due protagonisti non hanno mai spiegato le reali motivazioni di tale clamorosa frattura. Sempre nel 1980 il musicista di Poggio Bustone, prese un’altra decisione che fece discutere tantissimo. E’ del 4 luglio di quell’anno l’ultima apparizione pubblica di Battisti per una tv svizzera. Poi il silenzio assoluto sino alla sua morte avvenuta a Milano il 9 settembre del 1998. Queste due decisioni cambiarono drasticamente la vita privata e artistica di Battisti. I dischi che incise dopo il divorzio con Mogol, furono totalmente diversi; gli amanti del cantante rimasero spiazzati e confusi e in parte delusi ascoltando “E già” (1982), “Don Giovanni” (1986), “L’Apparenza” (1988), “La sposa occidentale” (1990), “Cosa succederà alla ragazza” (1992) e l’ultimo “Hegel” (1994). Per tutta la sua carriera Battisti aveva costruito un rapporto speciale, intimo con i suoi fan. Dopo la rottura con Mogol, sia a livello musicale che per i testi, il musicista sembrava aver eretto una barriera con i suoi ascoltatori. Era diventato sempre più ermetico, criptico, misterioso: sembrava quasi un fantasma.

“Hegel”, il saluto di un genio

Per nulla preoccupato dell’evidente calo delle vendite dei dischi del ‘dopo Mogol’ (solo “La sposa occidentale” fu un buon successo con oltre 400mila copie vendute), tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994 Lucio Battisti iniziò le registrazioni di “Hegel”. Per la scrittura dei testi ci fu ancora l’apporto del filosofo Pasquale Panella che scrisse una sorta di concept album sul grande pensatore tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Per le musiche Battisti chiamò due soli musicisti: il batterista Andy Duncan e il polistrumentista Lyndon Connah, entrambi affermati session man inglesi. L’album fu registrato ai Porterhouse Studios in Gran Bretagna sotto l’attenta produzione di Andy Duncan. Sulla scia degli album precedenti, Battisti proseguì la svolta elettronica, con arrangiamenti molto sofisticati e sonorità all’avanguardia per quei tempi. L’eccesso di sofisticazione delle parti musicali realizzate con sintetizzatori polifonici, drum machine e campionatori dell’ultima generazione fece storcere il naso a molti critici specializzati italiani. Per i nostalgici “Hegel”, come gli album precedenti, risultava quasi incomprensibile, troppo complesso. Il ‘magico’ Battisti degli anni ’70 sembrava un ricordo lontanissimo. In effetti il cambiamento armonico e timbrico della musica del cantante era drastico e a volte spiazzante. Eppure è innegabile che anche oggi ascoltando “Hegel”, non si può non rimanere stupiti dalle sonorità delle parti strumentali. I suoni sono ancora attuali grazie alle timbriche brillanti e sofisticate di due eccellenti musicisti quali Andy Duncan e Lyndon Connah, determinanti per il progetto di Lucio Battisti.

Quando il disco fu pubblicato il 29 settembre del 1994, alcune critiche furono impietose ed esagerate. Una cosa è certa, “Hegel” non piacque al grosso pubblico e fu uno dei lavori meno apprezzati di Lucio Battisti. Arrivò al quinto posto della classifica italiana per sole otto settimane. Nella carriera del cantante, “Hegel” fu l’album che vendette meno in assoluto. Si calcola che abbia venduto meno di 100mila copie. Lo stesso Panella, evidentemente insoddisfatto, dichiarò all’epoca che non avrebbe più collaborato con Lucio Battisti. “Hegel”, sarebbe stato l’ultima testimonianza musicale del grande musicista che si spense a Milano il 29 settembre del 1998.

Mike col morto, Lucio Battisti dalla finestra

Stefano Lorenzetto per “Il Giornale” intrevista Gigi Vesigna

Il miglior presentatore nella storia di Sanremo?

«Mike Bongiorno. Gli amici Renzo Arbore e Gianni Boncompagni al Festival del 1966 gli giocarono un tiro mancino: si accordarono con la valletta Carla Maria Puccini, che finse di svenire in diretta. Mike, impassibile, continuò a parlare come se nulla fosse, mentre gli attrezzisti portavano via il corpo di questa sciagurata. Addirittura una volta riuscì a tirare dritto nonostante una spettatrice fosse morta in studio durante un suo programma. Quando Mike vedeva accendersi la lucina rossa sulla telecamera, diventava un’altra persona, si estraniava dal mondo, non conosceva più nessuno».

E le grandi interviste in esclusiva? Lucio Battisti si calò dalla finestra sul retro di un albergo di Asiago, dov’era assediato dai giornalisti, e mi trovò lì sotto ad aspettarlo. Dovette rassegnarsi a rispondere alle mie domande. Era stato Vittorio Salvetti, il patron del Festivalbar, a svelarmi che Lucio avrebbe usato quella via di fuga».

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