The Heavy at Bowery Ballroom. 6/16/2010

The Heavy at Bowery Ballroom. 6/16/2010
Io c’ero, e me ne sono andato a metà concerto.

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Woody…a un metro da me

“Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea”.

“Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”

Viaggiare in giacca da Roma a New york non è confortevole, ma tutto si fa per amore. La giacca è d’obbligo al Carlyle Hotel, uno degli hotel più cari di New York, dove, anche respirare è un lusso. E’ tardi, sono le 19 e sono ancora in albergo (il Moderne). Alle 19 e 30 devo essere a cena al tavolo più pacchiano della mia vita. Corriamo in strada con un redattore, e, vestiti come due pinguini, fermiamo un taxi con la mano, come succede in tutti i film americani. Nel delirio mi sono dimenticato in stanza il biglietto dove avevo annotato l’ubicazione del Carlyle. Il tassista non sa neanche dove sia….panico!… …mi viene in mente che è vicino al Metropolitan Museum. Il tassista capisce e parte.

Dopo 10 interminabili minuti di taxi, osservo fuori dal finestrino l’infinita fila di macchine che affianca il central Park. A un certo punto scorgo la scritta “Carlyle”, urlo “stoooop please” e mi fiondo dentro. Passano Baronesse, Nobili donne dell’800, la marchesa di New York, manca solo Obama e poi il quadro è completo.

Il mio timore è che la mia prenotazione fatta via skype sia svanita. Ricordo solo che la centralinista del Carlyle aveva detto di presentarsi entro le 19 e 30.

Si presenta una addetta, mi chiede il cognome, e poi aggiunge “uau the cosa’s director!” (questo è il prezzo della celebrità), e mi fa accomodare allla sala “Restourant, Allen, Bar”.

“tu ti credi Dio!; Io… io a qualche modello dovrò pure ispirarmi!”

Ai tavoli ci sono donne mozzafiato, lapielkann, vecchi babbioni, vecchie mozzafiato per altre ragioni. Ma la cosa che mi sorprende è il tono della voce del “caposala” che mi invita a scegliere cosa ordinare.

Il tono è importante quando ti scuciono suon di bigliettoni (come se fossi su un taxi romano diretto sulla Luna), e ordino il piatto tipico del carlyle “il pollo carlyle con fegato d’oca” che costa 42 dollari e resterà  uno dei polli “più polli” della mia vita.

Si ottimo, in un sugo favoloso, tutto quello che volete….ma pollo era prima del carlyle, pollo è morto, pollo resterà nei ricordi.

“Non è questo il punto, i soldi che c’entrano? lo ne ho per un anno. Se io… se io vivrò come il Mahatma Gandhi me la cavo”.

Il redattore, che mi ha accompagnato, mi fa notare che siamo nel tavolo attaccato a palchetto della sedia di Allen,  e mentre addenta un filetto da 52 dollari aggiunge: “grazie, tanto offri tu”.

“Sei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro”.

Finisco la cena e sento un brusio dietro di me, entra Allen, sono le 20 e 40. Nessuno applaude, sarebbe troppo “popolare”, mentre qui siamo alla serata più snob della westside newyorkese.

Woody sale sul palchetto dove lo aspettano i 5 della band, che hanno fatto in tempo a vedere il dolce che ho mangiato.

Si siede sulla sedia centrale, a un metro da me, e io conto i centimetri che separano una splendida fanciulla che ho accanto (non il redattore): secondo me la fanciulla ha una visuale che mi  batte di qualche centimetro. Soffro, ma me ne faccio una ragione, è veramente bellissima, lo merita.

“Senti, il cervello è l’organo più sopravvalutato, io credo”

Vedo il calzino e la scarpa del “mito”, salgo con lo sguardo….Lui è silenzioso, sembra assente, forse è gia’ scocciato per essersi concesso.

Lo capisco, anche a me scoccia concedermi sul mio blog, per una utenza discutibile.

Chiude gli occhi e attacca a suonare blues.

In quel momento ripenso alla mia follia, ai bigliettoni che volano per essere lì, a un metro dal mito, soffro in anticipo per quell’attimo che presto svanirà.

“Stupisce come in certe cose tutto è molto soggettivo”

Lo dico con affetto: scrivo meglio io di quanto lui sappia suonare il clarinetto.

Lui sta tutto il tempo con gli occhi chiusi, e c’è una forma di rispetto sacro da parte della sua band. Allen è concentratissimo sulla musica che sta eseguendo, ma io sto già con la testa a Jarrett la settimana dopo. Sarebbe impietoso fare paragoni.

In sala nessuno ne capisce di musica, quindi gli perdonano tutto, anche il fatto di non dire una parola tra un brano e l’altro.

Gli perdonano anche il fatto di essere uno dei registi più grandiosi dell’ultimo secolo.

E’ permesso fare foto e flasho in maniera inopportuna, ma diciamo che tutto ciò compensa il conto del pollo.

La serata finisce con Woody che canta un pezzo e se ne và senza dire “Thank you”. Non ne ha bisogno, dopotutto è Allen può dire e fare quello che gli pare. Un poco rosico, ma poi ripenso al motivo principale per cui sono qui: sono a New York, sono a un metro da Allen, sono all’interno di un sogno talmente reale da sembrare, banalmente, vita.

Mi chiedo se ne sia valsa la pena e la risposta è “no”. Ma lo sapevo prima di andare che era una cazzata. Enorme cazzata quasi quanto il conto finale (di gran lunga maggiore).

Esco dall’albergo, spizzo per l’ultima volta le bonazze dei tavoli accanto. Ripenso al calzino marrone del mito.

All’uscita del Carlyle, mi appare il fantasma del pollo del Carlyle e mi dice: “si, suona come un cane, la serata era da papponi, ma questo è uno dei ricordi per cui vale la pena vivere”. Bacio il pollo fantasma, e il redattore mi guarda con pietà.

“New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata…”

P.s:

Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda… Be’, ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere… Per esempio, per me… Uff, io direi… I vecchi Monty Python, per dirne una… e Maradona… la quarta sinfonia di Brahms… Keith Jarrett, il cofanetto di Gershwin/Fitzgerald… Sì, i film di Allen, naturalmente… L’educazione sentimentale di Porci con le Ali… Al Pacino, i Beatles… Quelle incredibili donne dipinte da Caravaggio… I granchi di Baleal… Il viso di Isa…   

New York, programma Breisen di Giugno

sabato   5
arrivo giro time square
Ore 20 (memphis) schubert theatre
domenica 6
gospel/metropolitan /central park
lunedì   7
CircleLine Cruise crociera(10:00am; 12:30pm; 2:00pm)
gugghenaim 9-18 (a dieci minuti dal carlyle)
Woody Allen 7.30

martedì  8
battery park, financial district (empire),
top of the rock (a 12 minuti dal moderne)

mercoled 9
west side, grenwich village
mamma mia 8:00

Giovedì  10
central station e midtown
ballett 8:00

venerdì  11
moma, basket madison square garden
sabato   12
brooklyn + brooklyn al tramonto

domenica 13
state island andata e ritorno al tramonto   (theatre at central park By William Shakespeare Directed by Daniel Sullivan With Anne Hathaway )

lunedì   14                                 (bryan park 12.30 piano concert)
Moma
martedì  15
Libertà

merco    16
the national radio city music hall (the national)

giovedì  17
jarrett

venerdì  18
shopping e partenza