Noel Gallagher Live Alcatraz da “rockol.it”

http://www.rockol.it/news-316468/Concerti,-Noel-Gallagher–la-recensione-dello-show-di-Milano

Alle nove in punto si comincia, in pieno stile british. Parte la versione remix di “If I had a gun” realizzata dagli Amorphous Androgynous, un antipasto del nuovo album previsto per il 2012. Poi ecco Noel insieme ai suoi High Flying Birds: Jeremy Stacey, Russell Pritchard, Mike Rowe e Tim Smith. Il primo pezzo in scaletta è “It’s good to be free”, vecchia b-side degli Oasis che i maligni potrebbero quasi leggere come un messaggio ai vecchi compagni di avventura. Poi tocca a “Mucky fingers”, pezzo datato 2005 che omaggia i Velvet Underground e Bob Dylan. Un inizio nostalgico, ma che scalda subito gli animi. La prima canzone del nuovo repertorio è invece “Everybody’s on the run”, riproposta in una veste elettrica che convince. Così come “Dream on”, il pezzo più orecchiabile e felicemente pop del nuovo corso.



Dopo un “Buonasera Milano” di rito, parte invece “If I had a gun”, cantata da tutti come se fosse già un classico. Le nuove canzoni dal vivo funzionano, ma con qualche piccola eccezione. La scelta di renderle più rock, rispetto alla veste principalmente orchestrale del disco, fa bene ai pezzi sopracitati. Meno agli altri, come “Soldier boys and Jesus Freaks” e “Aka…Broken arrow”, che sentono la mancanze delle pennellate acustiche originali. Va meglio invece con “The death of you and me”, divertente spaghetti-western in salsa Kinks, e con il ritornello killer di “(I Wanna Live in a Dream in My) Record Machine”, sicuramente tra i pezzi migliori del debutto solista di “The Chief”. A tratti poi Noel recupera volentieri le schegge del passato: il set acustico, con Noel alla chitarra e Mike Rowe al piano, per “Wonderwall” e “Supersonic” scatena un sing-along da brividi, che rende quasi difficile sentire la voce del cantante. Toccante invece l’esecuzione di “Talk tonight”, altra b-side che avrebbe meritato un destino ben diverso.



Il pubblico è davvero uno spettacolo a parte. Quasi ogni canzone è cantata a squarciagola, mentre partono cori da stadio tra un pezzo e l’altro. Ad un certo punto c’è anche un simpatico siparietto. Gli spettatori chiedono al gruppo di suonare “The Masterplan”. La risposta è in pieno stile Gallagher: “La volete? Perfetto. Conoscete iTunes? Costa solo un euro”, risponde “The Chief” ridendo. Così in tutta risposta la platea dell’Alcatraz, approfittando di un momento di pausa, inizia a intonare la canzone per conto suo e si guadagna pure un applauso dalla band. Un minuto di divertimento puro.

“Noi amiamo Balotelli”, dichiara Noel prima di dedicare a Super Mario “Aka…What a life!”. Poi c’è la ballata folk “Half the world away”, ancora pescata dal repertorio degli Oasis, che apre la strada allo stomp rock-blues di “(Stranded On) The Wrong Beach”. Fine del set regolare.



Dopo qualche minuto di pausa, partono i bis. Neanche a dirlo, con tre singoli che in passato Noel ha scritto e cantato. Si parte con “Little by little”, bella e intensa anche grazie all’assolo di Tim Smith, l’unico americano della band e in passato già turnista di Sheryl Crow. “The importance of being idle”, uno dei tanti omaggi di Noel al genio di Ray Davies, è il secondo pezzo in scaletta estratto da “Don’t believe the truth”. E poi c’è il gran finale, che non poteva non essere “Don’t look back in anger”. Forse la canzone più bella mai scritta dal chitarrista di Manchester, da sempre uno dei momenti caldi dei suoi concerti. Una manna per il pubblico presente e un bel modo per chiudere le danze.



Insomma, Noel Gallagher ormai è un solista ma non ha dimenticato la sue vecchia band. E’ innegabile che i momenti migliori del suo live siano quelli pescati dal passato, anche se tra i pezzi nuovi ce ne sono almeno un paio che non sfigurano affatto. La sua sfida in futuro sarà quella di non rimanere troppo schiacciato dalla storia degli Oasis e di crearsi una seconda giovinezza artistica. Ma non è solo. Con questo popolo al fianco, per lui sarà tutto più semplice.



(Giovanni Ansaldo)



Setlist:



1.   (It’s Good) To Be Free

2.    Mucky Fingers

3.    Everybody’s on the Run

4.    Dream On

5.    If I Had a Gun…

6.    The Good Rebel

7.    The Death of You and Me

8.    Freaky Teeth

9.    Wonderwall

10.  Supersonic

11.  (I Wanna Live in a Dream in My) Record Machine

12.  AKA… What a Life!

13.  Talk Tonight

14.  Soldier Boys and Jesus Freaks

15.   AKA… Broken Arrow

16.   Half The World Away

17.  (Stranded On) The Wrong Beach



Encore:



18.    Little By Little

19.    The Importance of Being Idle

20.    Don’t Look Back In Anger

Recensione Noel Gallagher Alcatraz Milano 28/11/11

Si possono dire tante cose del concerto di ieri sera… che il gruppo nuovo è un’abile mossa per fingere che gli Oasis siano finiti…che Noel canta sempre le stesse cose con tre varianti vocali neanche troppo azzeccate…che si andava ad ascoltare il leader indiscusso del brit-pop degli anni ’90, niente di più. In più c’è forse il luogo: l’Alcatraz è un gran bel posto per gustarsi un concerto di questo tipo (dove le chitarre sono belle cariche di volume). Ma il pop /rock sorprende sempre. L’attacco con "it’s good to be free", mucky fingers come secondo pezzo, talk tonight elettrica, wonderwall destrutturata di orpelli inutili, "half a World Away" acustica, e un pubblico magnifico, hanno reso la serata speciale. I nuovi pezzi suonano meglio live che su disco, e Noel ha fatto un primo set che ha ripagato la curiosità di chi voleva confrontarsi con quello che un tempo era un mito musicale, e che oggi con più lucidità è forse un neo-mito per qualcuno più giovane di chi scrive. Concerto massiccio, don’t look back in Anger di chiusura preceduta da una "little by little" accompagnata da cori da stadio. Finito il concerto, nella fredda Milano, la sensazione di aver realizzato un sogno che avevo da ragazzino: Noel finalmente solo su un palco a restituire intatta la carica di quelle poche note che hanno caratterizzato quello strano oggetto chiamato "brit-pop".
P.s: frase cult di un ragazzo al concerto sull’attacco di "Little by little": "Noel adesso ti amo totalmente".

Il nuovo Noel Gallagher, tracklist di The magic can’t be right ?


Sarebbe pronto l’album solista di Noel Gallagher:Lo ha rivelatoo Josh Franceschi degli You Me At Six, il quale su Twitter ha comunicato ai fan che in studio hanno incontrato proprio Noel Gallagher al lavoro su alcune canzoni. Poi, in rete si vocifera che l’album – inciso a Los Angeles – possa essere pubblicato a ottobre, il 3 del mese. Già in circolazione, addirittura, una sorta di tracklist:

  • The magic can’t be right
  • Stop the clocks
  • Freaky teeth
  • Mile high Moon
  • Come on it’s alright
  • The magic can’t be right
  • Stop the clocks
  • Freaky teeth
  • Mile high Moon
  • Come on it’s alright
  • God help us all
  • Don’t stop being happy
  • Red, white and blue
  • If I had a gun
  • I wanna live a dream (In my record machine)

Ridatemi gli Oasis, quelli che suonavano male

Tokyo 1994. I Am The Walrus (cover beatles).
All’inizio noel dice “Thank you all for buying the album”. E parte la più bella cover fatta dal gruppo di Manchester. Rumorosa, suonata male, ma che spaccava di brutto.

2008, in rete gira il nuovo album “dig out your soul”. Ascoltato, riascoltato e riascoltato ancora. Pollice verso.
Ma si…hanno cambiato suono, si sono un mininimo rinnovati rispetto agli ultimi album, i singoli spaccheranno le radio nei prossimi mesi,  ma c’è un “mah” grande come la collezione di cd live che presi a Londra nel lontano 1996: ridatemi i vecchi Oasis.
Ridatemi quel gruppo che il  3 luglio 1995, al Rolling Stone di Milano, mi persi…per un esame all’università.
Ricordo ancora la recensione di “rumore” che ne parlava bene, dicendo che era un gruppo molto interessante, e che il nuovo disco “what’s the story” prometteva bene. Quegli Oasis erano un’altra cosa. Live erano qualcosa di incredibile.
Poi come tutte le fiammate della storia della musica, il successo planetario non coincise con l’evoluzione artistica. E rimasero un lontano format di se stessi. Folle oceaniche, e una mia grande delusione: il concerto di Casalecchio del ’97. Erano finiti. Be here now sanciva la loro fine artistica, nonostante il disco fosse particolarmente gradevole (ma noel dichiarò anni dopo che era un disco del quale pentirsi) .

Ridatemi mille volte i am the walrus, ridatemi liam roco, noel stonato, la vecchia band.
Ridatemi i 21 anni, quando misi definitely maybe sul cd e rimasi folgorato da quell’insulso fenomeno che anni dopo avrebbero chiamato brit pop.

P.s. in onore degli shed seven, elastica, ecobelly, suede, blur, menswear, dogdy, pulp, supergrass, travis.