Il sanremo di Amolanoia…

Filippo Graziani voto 9
Il pezzo più pop e brillante del Festival

Bianca voto 6
Il pezzo più sanremese, ma ha già vinto perchè è la copia di Adele all’ “italiana”

Antonella ruggiero 10
il pezzo più bello di tutto il festival

Perturbazione voto 7

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Sanremo 2013: pro, contro, boh

In sintesi:

Max Gazzè canta il  battisti panelliano e poi una canzonaccia brutta brutta.
Annalisa vince. Tra i primi tre anche Mengoni.
Elio risulta strepitoso, ma è troppo bravo per Sanremo.
Gualazzi diverte, i marta sui tubi sono troppo indie e non si capisce cosa cantino.
Crozza scontato e noiosissimo. Bar Rafaeli verrà strapazzata da Bianca Balti (sulla fiducia).
Carla Bruni si è imbruttita, o forse la canzone e il vestito erano ancora più brutti.
Io ho visto Real-Manchester, un vangelo del calcio.

 

Sanremo le 28 canzoni ascoltate (e votate) per voi

da http://www.corriere.it

I CANTAUTORI DELLA GENERAZIONE 35-45 – Silvestri gioca su un doppio binario. L’impegno politico del racconto di una giornata di protesta in piazza caratterizza la degregoriana «A bocca chiusa» (voto 8 e mezzo). Se passa lo scoglio dell’esclusione «contro» la paracula «Il bisogno di te» (fra «Salirò» e i Fine Young Cannibals, 6 e mezzo) potrebbe prendere il volo.

Cristicchi punta sulla malinconia latina («Mi manchi», voto 6) e sulla surreale «La prima volto che sono morto» (voto 7 e mezzo) in cui un cadavere fresco fresco racconta un aldilà dove non ci sono paradiso, purgatorio e inferno, dove si gioca a briscola con Pertini e si vede l’ultimo film di Pasolini.

All’ironia fa da contrappunto l’amarezza di chi sente che la sua generazione non è riuscita a cambiare il mondo. Gazzè è il più coraggioso negli arrangiamenti dove il rock si concede all’elettronica: «Sotto casa» (7 e mezzo) è un invito ad aprirsi al diverso, all’altro, rappresentato da un Testimone di Geova che bussa alla porta; «I tuoi maledettissimi impegni» (6 e mezzo) più tradizionale con un coro alla Battiato.

Almanegretta (Ansa)
I GRUPPI (PARTITI DALL’UNDERGROUND) – «La canzone mononota» (voto 9!) è veramente così. Elio canta soltanto una nota, fra accelerazioni, cambi di ritmo, arrangiamento e atmosfera, ma è tutt’altro che noia: sotto è un fiorire di suoni sorprendente. In «Dannati forever» (7) onanisti, comunisti, sodomiti, moderati, giornalisti ed esodati finiscono all’inferno.

Gli Almamegretta, con il ritorno di Raiz, portano il dub in riviera e con «Mamma non lo sa» (7, l’altro brano è «Onda che vai», voto 5) toccano il tema dei migranti.

I Marta sui Tubi hanno atteggiamento rock e strumenti acustici per una storia di vita ai tempi delle relazioni digitali in «Dispari» (voto 7) e mostrano un lato apparentemente più dolce in «Vorrei» (6 e mezzo).

Simona Molinari con Peter Cincotti (Ansa)
VOCI FEMMINILI – Chic ed eleganti Malika ha due brani («E se poi», voto 6, e «Niente», voto 7) dove si sente la firma di Giuliano Sangiorgi. Melodie di qualità, ma brani più classici e prudenti di quanto ci si possa aspettare da una coppia così.

Annalisa ha una ballad con qualche sferzata rock («Non so ballare», 6 e mezzo) e un brano dal gusto retro («Scintille», 5 e mezzo) per mostrare la sua voce cristallina.

Atmosfere in bianco e nero anche per Simona Molinari, con il pianista newyorchese Peter Cincotti: il versante ironico degli anni 40-50 viene fornito da un inedito di Lelio Luttazzi («Dr Jekyll Mr. Hyde», voto 6) mentre «La felicità» (6) aggiorna ad oggi la passione latineggiante di quell’epoca.

Chiara, la vincitrice di «X Factor», si fa accompagnare da firme celebri, ma resta nella tradizione: Zampaglione le regala una ballad per «L’esperienza dell’amore» (7) e Francesco Bianconi (Baustelle) il testo del tango «Il futuro che sarà» (6).

Marco Mengoni (Ansa)
CHI UNA CATEGORIA NON CE L’HA – Raphael Gualazzi ha due assi nella manica: «Sai (ci basta un sogno)» (voto 8) è una ballad melodica voce, piano e orchestra in cui si spia un pittore che ritrae una modella; «Senza ritegno» (7 e mezzo) è un gioiellino con sfumature anni Settanta.

I Modà puntano ai sentimenti, e la melodia prevale sulla spinta rock: la paternità di Checco Silvestre è protagonista di «Come l’acqua dentro il mare» (voto 6 e mezzo) e di amore si parla in «Se si potesse non morire» (6).

Marco Mengoni mostra un lato più maturo e svirgola meno con la voce: «Bellissimo» (6 e mezzo), scritta da Gianna Nannini, gli dà più peso, più trasparente invece «L’essenziale» (5 e mezzo).

Non c’è Sanremo senza musica napoletana: ed ecco Maria Nazionale con «Quando non parlo» (voto 6) e «È colpa mia» (5), tradizione ed echi mediterranei.
di Andrea Laffranchi