Let’s talk about jazz. Let’s talk about Jarrett, testament review

http://www.wuz.it/recensione-disco/4214/jarrett-keith-testament-paris-london.html

Un famosissimo critico musicale statunitense, un giorno, scrisse “let’s talk about jazz. Let’s talk about jarrett”, che tradotto in Italiano forse non ha la stessa forza espressiva, ma che in inglese ha un preciso scopo: creare un dualismo convergente fra la parola jazz e la parola Jarrett. Unificare. Sovrapporre e far coincidere. Sancire o definire uno standard attraverso un nome.

Ebbene, un po’ di cautela ci vuole, visto che il Jazz non è stato solo (ed esclusivamente) Jarrett, anche se ci rifacciamo al jazz degli ultimi trent’anni.

Però, senza paura di esagerare, possiamo allinearci a questa scuola di pensiero, e pensare che Jarrett sia stata tra le figure più influenti  dell’intera storia del Jazz, dal dopoguerra ad oggi.

Pianista clamoroso, jazzista sublime, ma soprattutto, uomo dei sogni, ovvero musicista in grado di rendere talmente rarefatta la musica, da trascinarla in un contesto quasi etereo, sicuramente sognante, a volte addirittura trasparente.

La musica di Jarret, come ogni grande autore che si rispetti, soprattutto nel mondo del Jazz (la forma di musica più creativa della storia, dopo la musica classica) ha vissuto di fasi, di sperimentazioni, di cicli.

Jarret, come Davis, come Monk in parte, attraversando fasi diverse nella sua vita, ha dato vita a suoni, interpretazioni e, cosa più importante, costruzioni musicali assolutamente diverse fra loro e, nel contempo, quasi sempre avanguardistiche.

La storia ci racconta che, negli ultimi dieci anni, Jarrett si è progressivamente allontanato dal mondo, a causa di una grande stanchezza fisica, a causa sicuramente di un naturale moto di autoconservazione, ed è per questo che Testament (Paris/London), oggi, assume un valore decisamente e fortemente storico.

Triplo live raccolto, nello specifico, sul finire del 2008 in due distinte esibizioni, probabilmente tra le più ispirate dell’ultimo triennio, in cui Keith, ripartendo da Radiance (album composto nel 2005), sviluppa in improvvisazioni (alcune, veramente, irresistibili) la sua epica poetica, la sua drammaturgia espressiva.

Insomma, un  Jarrett che libera la sua forza più intensa, più visionaria ma anche più romantica (dove, attenzione, romantico sta per romanticismo, nell’accezione letteraria e culturale del termine).

Un tripudio di modali, di free form, di rientri, di temi.

Un tripudio di visioni.

Un Jarrett appena abbandonato dalla moglie, che libera le energie, positive e negative, in una sorta di dialogo interiore, lasciato trascinare dalla forza dell’anima e della vita.

Jarrett che, ad un certo punto, si lancia come la sua storia insegna, in una progressione architettonica mostruosa, con sovrastrutture compositive che solo un genio della building musicale può permettersi con tanta “semplice” complessità.

Forse Testament non sarà il testamento di Jarrett, né ha la presunzione di esserlo: è però la dimostrazione che un artista, dopo una vita spesa a creare capolavori, se è un artista vero ha ancora la capacità di incidere con pochi, semplici gesti.

Keith Jarrett nuovo album: 3-CD set entitled “Testament (Paris/London)”

Keith Jarrett’s next album will be a 3-CD set entitled “Testament (Paris/London)”. It will be released in late 2009 (probably October, but this is subject to change). It will probably include parts (or the entirety?) of two solo concerts from last year:

Salle Pleyel, Paris (November 26, 2008)

Royal Festival Hall, London (December 1, 2008)

Jacques adds that, according to an interview published in Jazzman in 2005, “Testament” is the name Keith Jarrett originally wanted to give to “Radiance”. It probably says something about the quality of the music on “Testament” (at least from Keith Jarrett’s point of view).