Chris Martin negli U2

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Download U2 gratis? No, grazie (bell’articolo)

scritto da Alberto
Download U2 Songs of Innocence? No grazie
Come molti di voi già sanno, questa settimana, in contemporanea con l’uscita di nuovi dispositivi Apple, iPhone 6 e e altro, gli U2 hanno consentito alla libera e gratuita distribuzione del proprio ultimo album Songs of Innocence su iTunes e su YouTube. Una mossa promozionale che richiama l’attenzione dei fans degli U2 e appassionati in generale di musica rock sui prodotti Apple, e allo stesso tempo una mossa promozionale degli U2 che, al prezzo di consentire per un mese il download gratuito dell’album, ottengono una visibilità mondiale superiore a quella di qualsiasi altra operazione promozionale fatta in precedenza.

Vorrei riflettere sulla operazione fatta dagli U2. E più in generale della scelta, senza precedenti nella storia del popo rock, di consentire la libera e gratuita distribuzione digitale di un album nuovo.

La mia opinione è che sia molto probabile che questa mossa danneggi complessivamente la qualità della musica pop rock che ascolteremo in futuro. E che sia stata una scelta sconsiderata, molto pericolosa per chi ama ascoltare e utilizzare musica di una certa qualità.

Fare musica è complicato. E altrettanto lo è distribuirla. Come dovrebbe vendere e distribuire oggi la propria musica una band appena nata?
I due estremi A e B entro cui trovare una soluzione sono A. modello tutto gratis: distribuire tutta la propria musica gratis in formati replicabili (mp3) e suonare dal vivo gratuitamente, e B. modello tutto pay: distribuire la propria musica solo su supporti fisici come il CD o il vinile perseguendo chi fa copie digitali non autorizzate, e far pagare salatamente il biglietto ai propri concerti.

Tra A e B ci sono infinte soluzioni di compromesso entro cui muoversi. Per esempio distribuire gratuitamente o quasi in MP3 gli album, ma far pagare i concerti. O viceversa. Oppure consentire l’ascolto in digitale gratuito ma solo in streaming, senza scaricare e duplicare, e chiedere modesti biglietti di entrata ai propri concerti.

Trovare la giusta soluzione tra A. e B. è un mix molto varibile a seconda di infiniti parametri da considerare: popolarità della band, qualità delle canzoni, storia e passato della band, età della band, lingua, etc.

Creare musica e produrla agli standard attuali costa parecchio. Costa in tempo, in musicisti, in attrezzature, in persone esperte di quelle specifiche attività necessarie per la buona qualità del prodotto finale.

Ciò che sta accadendo da tempo è una progressiva delegittimazione del valore commerciale della musica. Chi ascolta (e prima ancora chi la distribuisce) non è incline a comprendere che fare musica costa, e quindi va pagata da chi la ascolta. Le conseguenze di questo malinteso sono che la musica che richiede più attività, tempo, e qualità di produzione (presumibilmente la migliore e quella più interessante) non trova spazi, mentre si afferma sempre più facilmente facilmente il non-sound digitale di brani identici o privi di creatività generati digitalmente e moltiplicati in inutili, noiose e assurde composizioni di riff ripetitivi fino alla paranoia, prodotti in pochi minuti e già pronti in massima qualità digitale, destinati a riempire solo poche settimane o addirittura pochi giorni di programmazione su qualche radio con l’unico scopo di lanciare la prossima pubblicità di una nuova tariffa telefonica.

Ecco, in questo contesto distribuire gratis il proprio nuovo album da parte degli U2 mi sembra un’operazione che vada a squalificare o comunque a delegittimare il lavoro fatto per la creazione e produzione della propria musica.

Penso per esempio a come venne promosso Animals dei Pink Floyd, (facendo volare enormi maiali gonfiabili sopra Londra) sottolineando e facendo capire primariamente a tutti quale fosse il concept dell’album, e chiarendo così la portata dell’operazione culturale; penso a Led Zeppelin III , presentato come il frutto di una affascinante e irresistibile esperienza collettiva del gruppo, maturata in un ritiro volontario della band in una villa rurale del Galles, senza acqua ne’ elettricità, che ha portato a immensi capolavori folk blues rock acustici e non.

Ricordo perfettamente quanto fui colpito dalla promozione di Animals e che dovetti risparmiare la mancia di due settimane per accumulare 7.500 lire per acquistare il vinile dei Pink Floyd. Rimanendone profondamente colpito.
Ecco, non so quanti, oggi, possano avere la medesima impressione vedendosi scaricare sul proprio iPod o iPhone gratis un album non richiesto. Mentre scrivo leggo appunto di diverse proteste di utenti Apple che hanno inteso l’operazione di scarico gratuito come una prevaricazione delle proprie scelte e del proprio spazio cloud digitale.

Insomma, come utente digitale, mi sento del tutto indifferente. Anzi, un po’ diffidente.
Come vecchio fan degli U2, mi trovo confuso dall’operazione e anche un po’ deluso dall’album, che non è granchè.
Come musicista e autore musicale, mi sento ferito e squalificato. Perchè il mio primo album necessita almeno di 10.000 euro per essere prodotto, e forse non nascerà mai. Tantomeno se dovrò distribuirlo gratis.

Il nuovo disco degli u2 è su youtube e su itunes gratis.

 

da Panorama 

l clamoroso annuncio dell’uscita a sorpresa è stato dato durante il lancio Apple di iPhone e iWatch.

E adesso Songs of Innocence il tredicesimo album in studio degli U2, rimandato più volte dopo anni di gestazione è a disposizione gratis per tutti gli utenti di iTunes (fino al 13 ottobre). Un caso unico nella discografia, il lancio più imponente della storia della musica (il disco uscirà in formato fisico il 13 ottobre con un booklet di 24 pagine)

Ma veniamo alle canzoni: Songs of Innocence è il disco che tenta di riconnettere gli U2 alle loro radici. Soprattutto musicali. Lo si intusice dall’iniziale The miracle (of Joey Ramone) un brano glam rock che strizza l’occhio al pop “radio friendly”.

Dirette e accattivanti anche Every Breaking Wave e California. Al primo ascolto, la sensazione è che gli U2 abbiano tentato di recuperare la loro capacità di scrivere buone canzoni senza fronzoli, ma non per questo banali. Per i nostalgici delle atmosfere di One c’è Song for someone, ideale per far brillare gli smartphone in concerto. This Is Where You Can Reach Me Now è dedicata a Joe Strummer, compianto leader dei Clash e icona punk rock senza tempo.

L’unico brano con una connotazione politica è Raised by wolves ispirata ad un’autobomba esplosa a pochi passi dalla casa di Bono quando era bambino. Riferita all’infanzia del vocalist è anche l’intensaCedarwood road, la strada di Dublino dove Bono è cresciuto. 

Volcano è pura celebrazione del rock and roll, un pezzo da arena a fine concerto. Iris (Hold me Close), dedicata alla madre di Bono, è uno degli episodi più dance oriented dell’album e al tempo stesso uno dei meglio riusciti. Sleep Like A Baby Tonight è invece una ballad intrisa di synth che ha ottime chance di lasciare il segno. Chiude il disco The troubles un pezzo pop intrigante di grande respiro prodotto da Danger Mouse. 

Dopo sei anni senza album, gli U2 non hanno fatto la rivoluzione, ma le nebbie di No line on the horizon si sono diradate. E buone parte delle canzoni di Songs of Innocence le può scrivere e interpretare solo una band che ha fatto la storia. Altrimenti non sarebbero credibili.  

No Line On The Horizon è brutto

Copertina di U2 No Line On The Horizon

 http://www.debaser.it/recensionidb/

Giuro. Ho fatto il possibile per starmene fuori. Ne ho letto distrattamente le recensioni su giornaletti e quotidiani.
Leggo che The Edge rivela che il disco “suona come un album degli U2 ma come nessun altra cosa che abbiamo fatto prima” e aggiunge che “non assomiglia a niente di quello che si può ascoltare in giro”.
Ecchecazzo si saranno inventati stavolta, ho subito pensato!
Dopo l’ennesimo strombazzamento mediatico sul “ritorno alle origini dei favolosi U2” e sul “auspicato ritorno alle sonorità di Pop e Achtung Baby” sparate da giornali come XELLE o Rolling Stones, ebbene si. Mi son fatto travolgere e contagiare e ho acquistato una copia molto-poco-legale dell’ultima fatica (?) degli U2 titolata “No line on the horizon”.
E per l’ennesima volta son caduto nel “trappolone”.
Merda. Ci son cascato come una pera cotta.
Ho trattenuto le parole mordendomi la lingua.
Mi son detto “ma stattene zitto che in fondo son cose per ragazzini ‘orsù, datti un contegno Lesto che non hai più l’età per bazzicare su Debaser”.
Niente da fare.
Il giramento di culo è stato più forte di me.
Son poche righe, magari le ultime per davvero, ma lasciatemele esprimere.
Gran lavoro di Agenzia Stampa (innegabile) e di P.R. per un album tutto sommato amorfo, insapore ed edulcorato fin dalla title track (ovattata negli arrangiamenti dal solito Bryan-Prezzemolo-Eno, coadiuvato da Danny Lanois e Steve Lillywhite).
Un album di Gran Mestiere e di leccamento di suoni (per carità diddio, 5 anni di gestazione… ci mancherebbe pure!) ma che, contrariamente a quello che dice Edge, sembra proprio scopiazzare, per sonorità e attitudini, cose già sentite qua e là (Coldplay in primis o gli ultimi Oasis).
Su tutto una cappa di pseudo-sacralità-niù-age tanto cara a Bono & C. (compresi gli Ohh-Ohhh paraculi da cantare ai concerti) ma tutto sommato, un album senza infamia e senza lode, a tratti anche piacevole, non lo nego, ma senza quei particolari picchi di genialità o energia (davvero abbozzati a tratti e col contagocce).
Del resto, cosa chiedere di più a un gruppo ormai bolso che sta in piedi da più di 20 anni a furia di lifting-sonori e più attento a certe logiche di marketing che alla vera ispirazione del primo periodo (che molto probabilmente è andata a farsi sfottere da un bel pezzo)?
Insomma i due segni “meno meno” della copertina ci stanno a pennello, considerando che la firma è “U2” e non “Pizza & Fichi” e mai titolo è stato azzeccato, che tradotto sommariamente suona come: “Niente di nuovo all’orizzonte (voto:) – -”
Grazie eh?:…oltre al danno, la beffa!