Woody Allen torna alla grande, altro che Roma….

Miracolo! Dopo una serie di film modesti o proprio disastrosi, come l’ultimo girato a Roma, “To Rome with Love”, incredibilmente Woody Allen, tornato a casa con le borse Louis Vuitton come qualcuno gli aveva più volte chiesto, non solo ritrova l’ispirazione ritornando in patria, diviso fra New York e San Francisco, e non si limita a offrire alla divina Cate Blanchett l’occasione per interpretare uno dei ruoli più belli che abbia mai avuto, ha già fatto spazio per l’Oscar nelle borse Vuitton che le ha imprestato Woody, ma sforna un film anche importante per il soggetto scelto, cioè la grande crisi economica americana vissuta sia dalle classi alte, dopo la caduta, sia dalle classi operaie.

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/il-cinema-dei-giusti-dopo-il-disastro-to-rome-with-love-woody-ritrova-lispirazione-67593.htm

Woody Allen cacciato dalla tribuna

All’origine della ripicca ci sarebbe l’acquisto da parte di Dolan dei diritti tv, per la trasmissione sul canale Msg, di alcuni film di Allen – Il proprietario dei Knicks avrebbe chiesto a Woody di pubblicizzare il progetto e lui si sarebbe rifiutato – Per punizione, Dolan ha impedito ad Allen di assistere alle partite dalla Suite Vip…

WOODY ALLEN FOTO BY TERRY RICHARDSON

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/no-pubblicita-no-tessera-james-dolan-proprietario-della-squadra-di-basket-dei-new-york-67301.htm

Bella recensione di “Midnight in Paris” , l’ultimo film di Woody Allen


(alla redazione di “Cosa” il film è piaciuto molto, ma siamo di parte)

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (Woody Allen)

“In definitiva, You Will Meet a Tall Dark Stranger sta alla filmografia di Allen come il mostro di Frankenstein al genere umano. Come quest’ultimo, suscita al tempo stesso tenerezza e un certo, innegabile fastidio”
Manuel Billi (http://www.spietati.it/)

Woody…a un metro da me

“Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea”.

“Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”

Viaggiare in giacca da Roma a New york non è confortevole, ma tutto si fa per amore. La giacca è d’obbligo al Carlyle Hotel, uno degli hotel più cari di New York, dove, anche respirare è un lusso. E’ tardi, sono le 19 e sono ancora in albergo (il Moderne). Alle 19 e 30 devo essere a cena al tavolo più pacchiano della mia vita. Corriamo in strada con un redattore, e, vestiti come due pinguini, fermiamo un taxi con la mano, come succede in tutti i film americani. Nel delirio mi sono dimenticato in stanza il biglietto dove avevo annotato l’ubicazione del Carlyle. Il tassista non sa neanche dove sia….panico!… …mi viene in mente che è vicino al Metropolitan Museum. Il tassista capisce e parte.

Dopo 10 interminabili minuti di taxi, osservo fuori dal finestrino l’infinita fila di macchine che affianca il central Park. A un certo punto scorgo la scritta “Carlyle”, urlo “stoooop please” e mi fiondo dentro. Passano Baronesse, Nobili donne dell’800, la marchesa di New York, manca solo Obama e poi il quadro è completo.

Il mio timore è che la mia prenotazione fatta via skype sia svanita. Ricordo solo che la centralinista del Carlyle aveva detto di presentarsi entro le 19 e 30.

Si presenta una addetta, mi chiede il cognome, e poi aggiunge “uau the cosa’s director!” (questo è il prezzo della celebrità), e mi fa accomodare allla sala “Restourant, Allen, Bar”.

“tu ti credi Dio!; Io… io a qualche modello dovrò pure ispirarmi!”

Ai tavoli ci sono donne mozzafiato, lapielkann, vecchi babbioni, vecchie mozzafiato per altre ragioni. Ma la cosa che mi sorprende è il tono della voce del “caposala” che mi invita a scegliere cosa ordinare.

Il tono è importante quando ti scuciono suon di bigliettoni (come se fossi su un taxi romano diretto sulla Luna), e ordino il piatto tipico del carlyle “il pollo carlyle con fegato d’oca” che costa 42 dollari e resterà  uno dei polli “più polli” della mia vita.

Si ottimo, in un sugo favoloso, tutto quello che volete….ma pollo era prima del carlyle, pollo è morto, pollo resterà nei ricordi.

“Non è questo il punto, i soldi che c’entrano? lo ne ho per un anno. Se io… se io vivrò come il Mahatma Gandhi me la cavo”.

Il redattore, che mi ha accompagnato, mi fa notare che siamo nel tavolo attaccato a palchetto della sedia di Allen,  e mentre addenta un filetto da 52 dollari aggiunge: “grazie, tanto offri tu”.

“Sei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro”.

Finisco la cena e sento un brusio dietro di me, entra Allen, sono le 20 e 40. Nessuno applaude, sarebbe troppo “popolare”, mentre qui siamo alla serata più snob della westside newyorkese.

Woody sale sul palchetto dove lo aspettano i 5 della band, che hanno fatto in tempo a vedere il dolce che ho mangiato.

Si siede sulla sedia centrale, a un metro da me, e io conto i centimetri che separano una splendida fanciulla che ho accanto (non il redattore): secondo me la fanciulla ha una visuale che mi  batte di qualche centimetro. Soffro, ma me ne faccio una ragione, è veramente bellissima, lo merita.

“Senti, il cervello è l’organo più sopravvalutato, io credo”

Vedo il calzino e la scarpa del “mito”, salgo con lo sguardo….Lui è silenzioso, sembra assente, forse è gia’ scocciato per essersi concesso.

Lo capisco, anche a me scoccia concedermi sul mio blog, per una utenza discutibile.

Chiude gli occhi e attacca a suonare blues.

In quel momento ripenso alla mia follia, ai bigliettoni che volano per essere lì, a un metro dal mito, soffro in anticipo per quell’attimo che presto svanirà.

“Stupisce come in certe cose tutto è molto soggettivo”

Lo dico con affetto: scrivo meglio io di quanto lui sappia suonare il clarinetto.

Lui sta tutto il tempo con gli occhi chiusi, e c’è una forma di rispetto sacro da parte della sua band. Allen è concentratissimo sulla musica che sta eseguendo, ma io sto già con la testa a Jarrett la settimana dopo. Sarebbe impietoso fare paragoni.

In sala nessuno ne capisce di musica, quindi gli perdonano tutto, anche il fatto di non dire una parola tra un brano e l’altro.

Gli perdonano anche il fatto di essere uno dei registi più grandiosi dell’ultimo secolo.

E’ permesso fare foto e flasho in maniera inopportuna, ma diciamo che tutto ciò compensa il conto del pollo.

La serata finisce con Woody che canta un pezzo e se ne và senza dire “Thank you”. Non ne ha bisogno, dopotutto è Allen può dire e fare quello che gli pare. Un poco rosico, ma poi ripenso al motivo principale per cui sono qui: sono a New York, sono a un metro da Allen, sono all’interno di un sogno talmente reale da sembrare, banalmente, vita.

Mi chiedo se ne sia valsa la pena e la risposta è “no”. Ma lo sapevo prima di andare che era una cazzata. Enorme cazzata quasi quanto il conto finale (di gran lunga maggiore).

Esco dall’albergo, spizzo per l’ultima volta le bonazze dei tavoli accanto. Ripenso al calzino marrone del mito.

All’uscita del Carlyle, mi appare il fantasma del pollo del Carlyle e mi dice: “si, suona come un cane, la serata era da papponi, ma questo è uno dei ricordi per cui vale la pena vivere”. Bacio il pollo fantasma, e il redattore mi guarda con pietà.

“New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata…”

P.s:

Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda… Be’, ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere… Per esempio, per me… Uff, io direi… I vecchi Monty Python, per dirne una… e Maradona… la quarta sinfonia di Brahms… Keith Jarrett, il cofanetto di Gershwin/Fitzgerald… Sì, i film di Allen, naturalmente… L’educazione sentimentale di Porci con le Ali… Al Pacino, i Beatles… Quelle incredibili donne dipinte da Caravaggio… I granchi di Baleal… Il viso di Isa…   

Recensione del film You Will Meet a Tall Dark Stranger di Woody Allen

da http://www.movieplayer.it/Nonostante manchino le battute graffianti che sono il marchio di fabbrica del regista newyorkese, è il cinismo di fondo della pellicola a rendere interessante il suo ultimo lavoro.
You Will Meet a Small Dark Director

Due coppie in crisi, la prima formata Alfie (Anthony Hopkins) e Helena (Gemma Jones), la seconda dalla loro figlia Sally (Naomi Watts) e il marito Roy (Josh Brolin). Per tutti e quattro nuovi amori e la possibilità di iniziare una nuova vita, con nuove prospettive e, si spera, maggiore soddisfazioni: per Alfie vuol dire sposare la stravagante Charmaine (Lucy Punch), una giovane escort poco sofisticata ma dalle indubbie doti; per Helena vuol dire affidarsi alle promesse di una imbrogliona che si spaccia per veggente e che le parla di vite passate e passioni future; per Sally è la possibilità di realizzare il proprio sogno lavorativo o in alternativa costruire una nuova famiglia con l’affascinante capo (Antonio Banderas); per lo scrittore fallito Roy trovare nella splendida ragazza che spia attraverso la finestra (Freida Pinto) una nuova musa che rilanci la sua carriera. Soltanto uno di loro troverà la felicità mentre per gli altri rimarrà solo l’amarezza di veder scoppiare tutti i loro sogni. Perché i sogni si sa aiutano a vivere, ma devono essere accompagnati da una completa e totale follia e irrazionalità, altrimenti possono trasformarsi solo in pericolose e fugaci illusioni,
Anthony Hopkins con Naomi Watts in You Will Meet a Tall Dark Stranger
Woody Allen, si sa, è sempre stato un autore profondamente cinico, un pessimista cosmico che usa l’umorismo come una sorta di medicina per sopportare quella malattia incurabile che si chiama vivere. Nei suoi lavori migliori era sempre questo il tema portante dei suoi film (in Io e Annie riassumeva lla sua intera filosofia di vita nella celebre battuta: “Mamma, come si mangia male in questo posto!”, “Oh sì, il vitto è uno schifo, e oltretutto ti danno porzioni così piccole!”) e non sembrava esserci nemmeno un filo di speranza. A settantacinque anni suonati e con questo nuovo film, You Will Meet a Tall Dark Stranger, fuori concorso a Cannes sembra aver maturato una convinzione leggermente diversa ma di certo non più rassicurante: la vita fa sì schifo, ma la colpa non è solo della vita stessa ma della nostra intelligenza; solo chi è pazzo o sciocco infatti, solo chi riesce a non razionalizzare ogni cosa, solo chi è in grado di farsi cieco e rifiutare la realtà di tutti i giorni e a vivere attraverso l’illusione, può veramente dirsi felice e godersi appieno la vita. La nostra esistenza si riduce quindi a questo e poco più: se una veggente ti dice che incontrerai uno sconosciuto alto e scuro, puoi sperare che questo davvero si avveri e cominciare a cercare, oppure rifiutarti anche solo di accettare che questa remota possibilità esista e magari, da vero cinico, pensare che lo sconosciuto a cui si riferisca non sia altro che la Morte.

E’ questo cinismo di fondo che funziona nel nuovo lavoro di Woody Allen, una pellicola che altrimenti sarebbe stata una semplice commedia corale non troppo dissimile da Vicky Cristina Barcelona o tanti altri degli ultimi lavori meno riusciti del regista newyorchese. Mancano infatti le battute graffianti che sono il suo marchio di fabbrica – e che quantomeno nel precedente Basta che funzioni erano affidate ad un protagonista altrettanto cinico e nevrotico come Larry David – ma a differenza del lavoro spagnolo questa volta i dialoghi sono più divertenti e riusciti sebbene mai particolarmente originali. Bene il cast che riesce a brillare quando la sceneggiatura lo permette, in particolare la britannica Gemma Jones che sa ben sfruttare il personaggio più sfaccettato e divertente.

Vicky Cristina Barcelona diario

Woody Allen per “la Repubblica”

Woody Allen ha diretto “Vicky Cristina Barcelona”, che è uscito nelle sale americane la scorsa settimana e sarà distribuito nel resto del mondo tra l´autunno e l´inverno. Il grande regista newyorchese ha scritto questo diario per il “New York Times”.

2 GENNAIO
Ricevuta offerta per scrivere e dirigere un film a Barcellona. Devo stare attento. La Spagna è assolata e io mi copro di lentiggini. Anche a livello di soldi non è un granché, ma il mio agente è riuscito a strappare un decimo dell´1 per cento di tutti i guadagni realizzati dal film dopo che gli incassi avranno superato il tetto di 400 milioni in dollari in più rispetto alle spese.
Nessuna idea per Barcellona, a meno di non riuscire a riciclare la storia di due ebrei di Hackensack, New Jersey, che decidono di metter su un servizio di imbalsamazione per corrispondenza.

5 MARZO
Incontrato con Javier Bardém e Penélope Cruz. Lei è incantevole e più sessuale di quello che avevo immaginato. Durante il colloquio mi sono incendiati i pantaloni. Bardém è uno di quei geni latenti che aspettano solo di essere plasmati da me.

2 APRILE
Offerto ruolo a Scarlett Johansson. Ha detto che prima d´accettare il suo agente deve approvare il copione, poi lo deve approvare la madre, a cui è molto legata. Dopo di che lo deve approvare la madre dell´agente. A trattativa in corso ha cambiato agenti; poi ha cambiato madri. Ha un grande talento, ma a volte è un po´ irrequieta.

1 GIUGNO
Arrivato a Barcellona. Sistemazione di prima categoria. Hanno promesso all´albergo mezza stella l´anno prossimo se nel frattempo avranno installato l´acqua corrente.

5 GIUGNO
Le riprese sono cominciate con qualche difficoltà. Rebecca Hall, nonostante la giovane età e nonostante sia al suo primo ruolo importante, è un po´ più caratteriale di quel che pensavo e mi ha cacciato dal set. Ho spiegato che il regista dev´essere presente per girare il film, ma per quanto ci abbia provato non sono riuscito a convincerla e mi sono dovuto travestire da fattorino del catering per reintrodurmi di soppiatto sul set.

15 GIUGNO
Il lavoro finalmente ingrana. Girata una torrida scena d´amore oggi tra Scarlett e Javier. Fosse stato solo qualche anno fa, la parte di Javier l´avrei fatta io. Quando l´ho detto a Scarlett, lei ha detto: «Ah», con un´intonazione enigmatica. Scarlett è arrivata in ritardo sul set. L´ho rimproverata aspramente, spiegandole che non tollero la svogliatezza nei miei attori. Lei mi ha ascoltato rispettosamente, anche se mentre parlavo mi è sembrato di notare che alzasse il volume del suo iPod.

20 GIUGNO
Barcellona è una città meravigliosa. Quando giriamo le scene c´è sempre una folla di curiosi. Per fortuna capiscono che non ho tempo per firmare autografi e quindi importunano solo gli attori. Più tardi ho distribuito foto in formato A4 di me che stringo la mano a Spiro Agnew, offrendomi di firmarle, ma ormai la folla si era dispersa.

26 GIUGNO
Riprese alla Sagrada Familia, il capolavoro di Gaudí. Pensavo che ho molto in comune col grande architetto spagnolo. Tutti e due sfidiamo le convenzioni, lui con le sue architetture sconvolgenti, io indossando un bavaglino con su disegnata un´aragosta sotto la doccia.

30 GIUGNO
I giornalieri sembrano buoni; l´idea di Javier di aggiungere la scena imponente di un´invasione di marziani, con mille comparse in costume e complicati dischi volanti, non mi è sembrata un granché, ma ho deciso di girarla comunque per farlo contento, poi la taglierò in sala di montaggio.

3 LUGLIO
Scarlett oggi è venuta da me con una di quelle domande che fanno sempre gli attori, «Qual è la mia motivazione?». Le ho risposto: «Il tuo salario». Lei ha detto sì, va bene, ma ho bisogno di molta più motivazione per continuare. Circa il triplo. Altrimenti parto, ha minacciato. Io ho deciso di vedere il suo bluff e sono partito prima io. Poi è partita lei. A quel punto eravamo un bel po´ lontani e dovevamo strillare per sentirci. Poi lei ha minacciato di abbandonare la barca. L´ho abbandonata anch´io e ben presto ci siamo ritrovati in un vicolo cieco. Nel vicolo cieco ho incontrato degli amici e siamo andati tutti quanti a bere: naturalmente alla fine è toccato pagare a me.

15 LUGLIO
Ho dovuto di nuovo aiutare Javier con le scene di sesso. Il copione prevedeva che afferrasse Penélope Cruz, le strappasse i vestiti di dosso e la violentasse in camera da letto. Gli avranno pure dato l´Oscar, ma per le scene di passione gli serve qualcuno che gli faccia vedere come si fa. Ho afferrato Penélope e con un rapido movimento le ho strappato i vestiti di dosso. Destino ha voluto che non avesse ancora indossato il costume di scena, perciò quello che ho fatto a brandelli era il suo costoso abito da sera. Imperterrito, l´ho scagliata per terra di fronte al caminetto e mi sono lanciato su di lei. Quella sfacciata è rotolata via un secondo prima del mio atterraggio, causandomi la spaccatura di certi denti indispensabili sulle mattonelle del pavimento. Con un dentista bravo, entro agosto dovrei poter ricominciare a mangiare cibi solidi.

30 LUGLIO
I giornalieri sembrano davvero fantastici. Probabilmente è ancora presto per cominciare a pianificare la campagna per l´Oscar. Ma buttare giù qualche appunto per il discorso di ringraziamento mi risparmierà un po´ di tempo più avanti.

3 AGOSTO
Immagino che sia uno degli inconvenienti del mestiere. Un regista è in parte insegnante, in parte strizzacervelli, in parte figura paterna, in parte maestro spirituale. C´è da stupirsi che col passare delle settimane Scarlett e Penélope si siano prese entrambe una cotta per me? Fragilità del cuore femminile. Vedo il povero Javier che mi guarda con invidia mentre le attrici mi divorano con gli occhi, ma ho spiegato al ragazzo che lo sfrenato desiderio femminile per un´icona del cinema, specialmente se dotata di quel mio sogghigno di fredda padronanza di sé, è qualcosa che bisogna aspettarsi.

Quando la mattina arrivo sul set lavato e profumato, tra Scarlett e Penélope si scatena una contesa virtuale per il possesso del mio corpo. Non amo mescolare il lavoro con il piacere, ma per riuscire a portare a termine il film forse sarò costretto a saziare la bramosia di entrambe, a turno. Potrei concedere a Penélope il mercoledì e il venerdì, assecondando le voglie di Scarlett il martedì e il giovedì. Così rimarrebbe libero il lunedì per Rebecca, che ho fermato appena in tempo prima che si tatuasse il mio nome sulla coscia. Finite le riprese mi andrò a bere un bicchiere con le donne del cast e stabilirò alcune regole di base. Forse il vecchio sistema delle tessere annonarie potrebbe funzionare.

10 AGOSTO
Oggi ho diretto Javier in una scena emotiva. Ho dovuto leggergli la sua parte per fargli vedere come recitarla. È sufficiente che mi imiti. Se prova a recitare di testa sua, tempo un minuto e si smarrisce. Poi si mette a piangere e si chiede come potrà continuare a vivere quando io non sarò più il suo regista. Io gli spiego educatamente ma con fermezza che deve cercare di fare del suo meglio senza di me e cercare di ricordarsi i miei suggerimenti. È servito a tirarlo su di morale: l´ho capito perché quando ho lasciato la sua roulotte ho sentito che lui e i suoi amici ridevano a crepapelle.

20 AGOSTO
Ho fatto l´amore simultaneamente con Scarlett e con Penélope per cercare di farle star buone. Questo ménage à trois mi ha dato una grande idea per il punto culminante del film. Rebecca continuava a battere alla porta e alla fine l´ho lasciata entrare, ma questi letti spagnoli sono troppo piccoli per quattro e quando è salita su anche lei io continuavo a cascare per terra.

Oggi fine della produzione. Festa d´addio come al solito un po´ triste. Ho fatto un ballo lento con Scarlett. Le ho fratturato un alluce. Non è stata colpa mia. Gliel´ho pestato quando mi ha piegato all´indietro per il casqué.

25 AGOSTO
Penélope e Javier non vedono l´ora di lavorare nuovamente con me. Mi hanno detto, «Se hai un´altra sceneggiatura, prova a scovarci». Brindisi d´addio con Rebecca. Momento sentimentale. Tutti quelli del cast e della troupe hanno fatto una colletta e mi hanno regalato una penna biro. Ho deciso di intitolare il film Vicky Cristina Barcelona. I capi della produzione hanno visto tutto il girato. A quanto sembra gli piace da impazzire, fotogramma per fotogramma: per la prima, stanno pensando a un lebbrosario. Eh, potere vuol dire solitudine.

(Copyright 2008 Woody Allen – All Rights Reserved.
Traduzione di Fabio Galimberti)

Capolavoro: Un’altra donna

 

“i ricordi sono qualcosa che hai perduto o qualcosa che hai trovato?”

C’è una significativa e affascinante costante in molte opere di Allen: la figura femminile

Nel ’88 Woody realizza il terzo capitolo di quella che per molta critica è la trilogia bergmaniana (“Interiors” ’78 e “September” ’87 le altre opere). “Un’Altra Donna” è il complesso quadro di una donna che ha ormai passato i cinquant’anni.
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Film perfetto, l’ho visto domenica mattina (meg mi sei mancata).
Consigliato a chiunque debba ancora compiere 50 anni.

Woody ama le donne, adora il loro essere sempre in bilico tra la logica e l’irrazionalità, il cuore e la ragione; nei suoi film a volte sono fragili, intellettuali, simpatiche o odiose, ma il loro è un universo bellissimo e il regista, con quel suo occhio quasi mai distaccato e realmente obiettivo, dipinge spesso ritratti indimenticabili dell’altro sesso.